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Come creare un grafico a barre affiancate con Tableau, in pochi semplici passaggi

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Il problema dell’approccio tradizionale Il grafico a barre affiancate, o side by side chart in inglese, è perfetto per creare delle tabelle comparative. Il nome di queste tabelle parla da solo e servono per mettere a confronto due metriche che hanno in comune una stessa dimensione. Sono grafici molti comuni e vengono utilizzati per confrontare praticamente qualsiasi tipo di dato. Il concetto di questo grafico è molto semplice e intuitivo. Attraverso di esso vengono messe a confronto, posizionandole una accanto all’altra 2 o più misure. Iniziamo con il contestualizzare il tipo di rappresentazione che andremo a creare. Ovviamente si tratta di un esempio, nella realtà questo può adattarsi a molteplici situazioni. Nel nostro esempio ho fatto riferimento ad un set di dati messo a disposizione direttamente da Tableau, intitolato: “TopBabyNamesbyState”. Se ti interessa puoi trovarlo online, è un file csv che riporta informazioni sulle nascite e sui nomi più utilizzati anno per anno negli Stati Uniti. Il Dataset originale è composto dalle seguenti colonne: Le ultime due, contrassegnate con “Calcolo”, sono state create per permettere di raggiungere il risultato sperato, ossia mettere a confronto le nascite femminili e maschili. Quando si crea un grafico a barre affiancate in Tableau, ci sono due elementi fondamentali che entrano in gioco: “Nomi Misure” e “Valori Misura”. Questi cambi vengono generati automaticamente e permettono di visualizzare più misure all’interno dello stesso grafico. (come puoi vedere dallo screenshot precedente, questi due elementi non erano presenti nel dataset iniziale). Ecco un breve riassunto per comprendere pienamente come funzionano: a) Nomi Misura e Valori Misura sono campi predefiniti, già disponibili in ogni progetto Tableau.b) Valori Misura agisce come un contenitore dinamico che ospita tutte le misure numeriche. È utile anche per combinare più misure in un’unica visualizzazione.c) Insieme questi due campi formano una coppia nome-valore per ciascuna misura che desideri confrontare: uno descrive cosa stai misurando, l’altro quanto.d) Nomi Misura è una sorta di controller visivo: ti permette di gestire colori, etichette, dimensioni e filtri. In sostanza dà struttura al grafico, separando le barre affiancate in base alla misura a cui appartengono. Utilizzo di campi Calcolati Prima abbiamo visto che i due campi Nascite Femminili e Nascite Maschili sono stati calcolati partendo da un valore del dataset, per la precisione: “Occurences”. Per creare un nuovo campo calcolato, dal menù di sinistra: e successivamente si apre una finestra nella quale inserire la sintassi per la generazione del campo, nel nostro caso: Si tratta di una semplice condizione.  Ti ricordo che in Tableau se utilizzi una condizione, ELSE e END sono obbligatori. É doveroso ricordare che non è detto che debbano essere creati dei campi, questo dipende dal dataset iniziale. Come prima cosa devi trascinare Nome Valori nei filtri: Nel nostro caso, le due misure che abbiamo messo a paragone sono Nascite Femminili e Nascite Maschili (i due campi che abbiamo calcolato). É necessario che vengano utilizzate due misure tra loro comparabili. Per farti un esempio non puoi utilizzare una metrica che si riferisce alla vendita in espressa in milioni e un dato percentuale. La natura stessa di questo grafico è orientata a mettere a paragone due elementi, non avrebbe comunque senso paragonare cose di natura diversa tra loro. Successivamente devi trascinare YEAR nelle colonne e Valori Misure nelle righe: Il grafico che Tableau propone è il seguente: Come puoi notare, il confronto tra i due generi non è ancora chiaro; per migliorare la rappresentazione mancano alcuni passaggi: Aggiungere “Nomi Misure nelle colonne”: Con questo passaggio Tableau riconosce in automatico che il grafico desiderato è diverso e cambia verso il Grafico a Barre Affiancate. In alternativa, cliccando sulla voce “Mostra”, basta selezionare l’icona del grafico e la dimensione viene aggiunta in automatico: In termini di design di una rappresentazione, c’è ancora un aspetto da cambiare. Orientamento del Grafico: Generalmente non è consigliato permettere scroll orizzontali. Per cambiare quest’impostazione e passare allo scroll verticale, basta cliccare nell’icona per scambiare righe e colonne e il grafico si adegua di conseguenza: Nella colonna di sinistra sono riportati gli anni del nostro dataset; ognuno di questi è suddiviso in due ulteriori righe che si riferiscono alle nascite maschili e quelle femminili. Spero che questo post ti sia utile nel caso tu voglia creare una chart per il tuo settore o ambito d’interesse. Nel contesto Ecommerce questo tipo di grafico è utilissimo per mettere a confronto categorie merceologiche, performance tra dispositivi, fonti di traffico, vendite per segmenti di clienti o moltissime altre metriche! Approfondimenti sulla Data Analysis in ambito Ecommerce Tutte le Categorie Bias Cognitivi Carrello Abbandonato Compliance e Normative Data Analysis Ecommerce Branding Ecommerce Management Ecommerce Mindset Ecommerce Tips Email Marketing Fonti di Traffico Google ADS Metriche E-commerce Psicologia del Consumatore Risorse Video Scheda Prodotto Tasso di Conversione Email marketing per Ecommerce: Email testuali per aumentare le conversioni Introduzione Il problema dell’approccio tradizionale​ La potenza delle email testuali​ Quando usare le email testuali?​ Perché funzionano? Passi pratici per… Risorsa Gratuita Traffico E-commerce: il ruolo dei Comparatori di Prezzo Introduzione Diversificazione delle fonti di traffico​ Dipendenza da una singola fonte​ Panoramica delle fonti​ Origine del Traffico​ Quanto investire nelle… Risorsa Gratuita KPI e miglioramento continuo delle campagne Google ADS Click-Through Rate (CTR) Quality Score: l’indicatore dell’efficacia della tua campagna Convertion Rate / Tasso di conversione (CVR) Google ADS è… Risorsa Gratuita Migliora il ROAS delle tue campagne Google ADS: Quali Prodotti Sponsorizzare? Sponsorizzazione prodotti e dinamiche di Business KPI E-commerce: Tasso di Conversione, Costo per Click e Marginalità Come selezionare i prodotti… Risorsa Gratuita Il volto dell’E-commerce: posizionamento, branding e rapporto con i clienti I tuoi clienti non parlano direttamente con te Come rappresenti il tuo e-commerce e impatto sui clienti Formazione e metodo… Risorsa Gratuita E-commerce Manager e Miglioramento delle Performance – Piccoli o Grandi Cambiamenti? Il Ruolo del Cambiamento nel Miglioramento delle Performance L’Approccio del Miglioramento Incrementale Applicare i Principi di Cambiamento Incrementale nell’E-commerce Il… Risorsa Gratuita E-commerce Manager e Psicologia del Consumatore – Comprendere i Propri Clienti La Complessità del Ruolo dell’E-commerce Manager Comprendere il Cliente e Sviluppare Fiducia Le

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Email marketing per Ecommerce: Email testuali per aumentare le conversioni

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Introduzione Il problema dell’approccio tradizionale​ La potenza delle email testuali​ Quando usare le email testuali?​ Perché funzionano? Passi pratici per l’implementazione​ Introduzione L’email marketing è uno dei canali più efficaci per un ecommerce. Non è un segreto: le email generano un ROI medio di 42 euro per ogni euro investito. Eppure, molte aziende faticano a vedere risultati concreti. Dove sbagliano? La risposta è quasi sempre la stessa: email sovraccariche di elementi, impersonali e indistinguibili da quelle dei competitor. Ogni giorno, un cliente medio riceve decine di email da marchi diversi. Aprendo la casella di posta, quello che trova è un’esplosione di colori, grafiche ridondanti e offerte urgenti che sembrano urlargli contro. Di fronte a questo scenario, l’unica reazione naturale è la cancellazione o l’ignoranza. Ora, immagina una strategia che capovolge questo paradigma. Una strategia basata sulla semplicità, sulla personalizzazione autentica e su messaggi che sembrano provenire direttamente da una persona reale. Questa strategia esiste: si chiama email testuale. Ed è la chiave per migliorare drasticamente aperture, clic e conversioni. Il problema dell’approccio tradizionale Le email tradizionali sono diventate prevedibili. Ogni marchio segue un copione ormai usurato: grandi immagini, loghi centrati, pulsanti sparsi, e lunghi blocchi di testo che nessuno legge. Ma perché non funzionano? I motivi sono principalmente tre: Sovraccarico cognitivo: Il cervello umano, costantemente bombardato da informazioni, attiva dei meccanismi di filtraggio per eliminare ciò che considera irrilevante. Questo processo è noto come “attenzione selettiva” e protegge la mente da un eccesso di stimoli. Email sovraccariche di immagini e pulsanti confondono il destinatario, costringendo il cervello a uno sforzo cognitivo inutile per decifrare il messaggio. Di fronte a troppi elementi visivi, il cervello compie una scelta immediata: ignorare. Un esempio pratico è il cosiddetto effetto Stroop: quando immagini e parole non sono in armonia, il nostro cervello fatica a processare le informazioni in modo efficace. Una CTA chiara immersa in un mare di pulsanti e colori diventa difficile da individuare, non perché invisibile, ma perché il cervello ha già deciso di abbandonare il tentativo di interpretazione. A complicare il tutto interviene il bias della semplicità: la mente umana predilige informazioni lineari e prive di ostacoli. Quando un’email presenta un design complesso, il messaggio essenziale si perde. Questo bias è uno dei motivi per cui email semplici e testuali funzionano meglio: non richiedono sforzo e sono facilmente decodificabili. In sintesi, sovraccaricare un’email equivale a distrarre il destinatario dal messaggio principale. Le persone non sono pigre, sono selettive. Vogliono risposte veloci e chiare. Ridurre al minimo gli elementi visivi e rendere il contenuto lineare significa adattarsi alle esigenze cognitive del pubblico moderno, ottenendo così maggiore attenzione e un’azione più rapida. Mancanza di personalizzazione: a pochi piace sentirsi un numero La personalizzazione non si limita al semplice inserimento del nome del destinatario nel saluto. Per costruire un legame autentico con il cliente, è fondamentale capire chi è, quali sono le sue esigenze e come il tuo prodotto o servizio può risolvere un problema specifico per lui. Quando il cliente percepisce che l’email è stata pensata per un pubblico generico, l’interesse crolla. Il bias dell’effetto prototipo, che porta le persone a favorire ciò che percepiscono come unico e rilevante per loro, spiega perché email generiche vengono ignorate. Personalizzare significa anche anticipare le aspettative del destinatario. Ad esempio, offrire consigli di acquisto basati sulla cronologia di navigazione o sugli acquisti precedenti dimostra attenzione e cura, trasformando l’interazione da impersonale a significativa. Inoltre, i messaggi devono riflettere il tono e lo stile che il cliente si aspetta dal tuo brand, rafforzando la coerenza del rapporto. Distrazione: i design elaborati distolgono l’attenzione dal messaggio principale La mente umana processa rapidamente il contenuto visivo, ma non sempre nel modo in cui vorremmo. Quando un’email è piena di grafiche accattivanti, il cervello può dedicare più energia all’analisi degli elementi visivi che alla comprensione del messaggio. Il risultato? Il lettore perde di vista il motivo principale per cui ha aperto l’email. Questo fenomeno si amplifica con il paradosso della scelta: troppi stimoli o opzioni inducono il destinatario a rimandare o a evitare del tutto una decisione. Per superare questa barriera, è cruciale progettare email che guidino naturalmente l’occhio verso il contenuto più importante. Una struttura semplice, con spazi bianchi strategici e una CTA prominente, elimina le distrazioni e favorisce l’azione. Inoltre, utilizzare un linguaggio diretto e incisivo rafforza il messaggio, mantenendo il lettore focalizzato su ciò che conta davvero: il valore che puoi offrire. La potenza delle email testuali Un’email testuale sembra quasi controintuitiva. Come può funzionare un messaggio senza immagini o grafiche? La risposta sta nella sua capacità di emulare una conversazione reale. Pensa all’ultima volta che hai ricevuto un’email da un amico o da un collega. Il messaggio era breve, personale e focalizzato. Non c’erano effetti speciali, solo parole scelte con cura. E probabilmente l’hai letto tutto, vero? Le email testuali replicano questa dinamica, trasformando la comunicazione aziendale in qualcosa di umano e autentico. Esempio pratico: come dovrebbe apparire un’email testuale Immagina di gestire un negozio online di prodotti per la cura della pelle. Un cliente si iscrive alla tua newsletter. Ecco come potrebbe apparire la tua prima email:   “Oggetto: Un piccolo benvenuto da [Nome del Brand] Corpo: Ciao [Nome], Grazie per averci dato fiducia e per esserti unito alla nostra community. So che scegliere prodotti per la pelle non è mai facile, quindi ho pensato di aiutarti con una guida rapida sui nostri best seller. Inizia da qui: [Pulsante CTA visibile] Se hai bisogno di consigli o hai qualche dubbio, rispondi pure a questa email. Siamo qui per aiutarti!”   In meno di cento parole, questa email fa diverse cose: Stabilisce un tono personale e amichevole. Guida il lettore verso una CTA chiara. Apre un canale di comunicazione diretta, invitando a rispondere. Quando usare le email testuali? L’equilibrio nelle cose è sempre un consiglio valido, quindi possiamo tranquillamente affermare che le email testuali non devono essere considerate come una sostituzione totale di quelle grafiche, ma piuttosto come uno strumento strategico, capace di eccellere in

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Traffico E-commerce: il ruolo dei Comparatori di Prezzo

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Introduzione Diversificazione delle fonti di traffico​ Dipendenza da una singola fonte​ Panoramica delle fonti​ Origine del Traffico​ Quanto investire nelle varie fonti​ Budget e Costi​ Ruolo dei comparatori​ Come iscriversi ai comparatori di prezzo​ Preparazione del catalogo prodotti​ Elenco dei Comparatori di Prezzo​ Introduzione Se stai leggendo questo articolo probabilmente sei interessato a come acquisire utenti e traffico web per il tuo sito di vendita online, oppure magari stai pensando di aprirne uno e ti stai informando per iniziare a vendere online o ancora per aumentare le visite al sito di un tuo cliente che ha un sito e-commerce.  Quale che sia il motivo, l’argomento del traffico è centrale. Come già evidenziato in altri articoli, iniziare a fare e-commerce oggi non è difficile, nel senso che sono pochi gli ostacoli che si incontrano nel creare e mandare online un sito di vendita.  Le difficoltà subentrano nel momento in cui, nella messa online, devono essere rispettati dei requisiti o si vuole raggiungere determinati risultati di vendita. Un fattore spesso sottovalutato, che ha nella realtà dei fatti un impatto significativo, è il traffico, ossia il numero di utenti che giornalmente navigano il tuo sito web alla ricerca di prodotti o servizi che possano rispondere alle loro necessità. Parlare di statistiche riguardo all’utilizzo di internet da parte delle persone, compresa la ricerca di prodotti o servizi, è ridondante. Probabilmente lo usi in questo modo e, guardandoti intorno, vedrai decine e decine di persone che stanno utilizzando il proprio smartphone per navigare online. Puoi pensare quindi a internet come a un oceano, nel vero senso della parola: è sconfinato, e nell’ambito e-commerce è necessario trovare il modo di attirare l’attenzione delle persone alle quali hai intenzione di vendere i tuoi prodotti. I comparatori di prezzo sono una delle fonti di traffico maggiormente utilizzate dagli utenti. Secondo alcune stime, almeno il 50% delle persone che acquistano regolarmente online visitano con regolarità i siti di comparazione. In questo articolo inizieremo a scalfire la superficie delle fonti di traffico (i comparatori di prezzo ovviamente non sono l’unica) e faremo un passaggio ulteriore verso la comprensione dei comparatori, entrando nel dettaglio di cosa sono, come funzionano e come è possibile integrarli in una completa strategia di digital marketing per e-commerce. Diversificazione delle fonti di traffico Prima di entrare nel dettaglio di quali siano e come funzionino le fonti di traffico, è doveroso parlare di diversificazione.  Già in altri articoli faccio menzione di questo concetto, ma ribadirlo è necessario per comprendere l’importanza di un business online solido, che dimostri una buona tenuta nel medio e lungo periodo. Per rappresentare in modo semplice e chiaro il concetto di diversificazione, si può fare riferimento al mercato azionario.  Gli investitori che puntano esclusivamente su una o poche azioni, anche se non ne sono consapevoli, si espongono a rischi maggiori rispetto a chi diversifica il proprio portafoglio titoli grazie a strategie bilanciate.  Questo non significa che il rendimento dei primi sarà necessariamente peggiore, ma semplicemente che si espongono a rischi più elevati. Anche per quanto riguarda il traffico verso un sito e-commerce, affidarsi solamente a Google o a un solo canale social per intercettare i propri clienti può comportare rischi specifici.  Vediamo insieme quali sono: Dipendenza da una singola fonte Il concetto di dipendenza è semplice: abbinarlo alle fonti di traffico significa che la quasi totalità del nostro traffico web proviene da una specifica fonte.  Per chi opera nel web da diverso tempo, questo pensiero provoca reazioni tutt’altro che piacevoli.  Affidarsi a una singola fonte di traffico espone infatti a diversi rischi, tra cui: – Possibile riduzione o quasi azzeramento del traffico: gli applicativi web sono regolati da algoritmi, ossia insieme di funzioni e regole che determinano quali pagine o prodotti debbano avere maggiore o minore visibilità.  Questi sistemi sono mutevoli e si aggiornano con frequenza. Ciò che funziona oggi potrebbe non andare bene domani, o perlomeno non rappresentare una garanzia di successo a lungo termine.  Ad esempio, se l’algoritmo che regola il posizionamento nel motore di ricerca Google subisce un cambiamento significativo, il traffico che ne deriva può subire un forte contraccolpo. BOX INFORMATIVO –  i Core Update di Google I Core Update sono aggiornamenti dell’algoritmo di Google che impattano in maniera profonda sul posizionamento delle pagine web. Gli e-commerce che basano la propria strategia di traffico sulla SEO e sulla visibilità nei motori di ricerca devono essere consapevoli di come gestire eventuali cambiamenti. Ecco alcuni dei Core Update più conosciuti che negli anni hanno influenzato la visibilità online di molti siti web: Google Panda (2011): questo aggiornamento si è concentrato sulla qualità dei contenuti, penalizzando i siti con contenuti duplicati, di bassa qualità o generici. Molti siti e-commerce che avevano descritto i prodotti con testi poco originali o copiati direttamente dai produttori hanno subito una perdita di visibilità. Google Penguin (2012 e successivi aggiornamenti): Penguin ha colpito i siti che utilizzavano pratiche di link building manipolative, come l’acquisto di link o l’uso di link spam. Gli e-commerce che avevano accumulato backlink di bassa qualità o non pertinenti sono stati fortemente penalizzati. Google Medic Update (2018): inizialmente focalizzato sui siti medici e legati alla salute, questo aggiornamento ha colpito anche gli e-commerce che trattano prodotti relativi al benessere e alla salute. L’aggiornamento ha dato priorità all’autorevolezza, alla fiducia e all’expertise (E-A-T), penalizzando i siti con informazioni non sufficientemente autorevoli.   – Violazione di policy o regolamenti non correttamente esplicitati: può sembrare strano e incredibile che grandi aziende multinazionali come Google, Facebook e altre grandi organizzazioni che dominano il mercato del web producano regolamenti che non sono sempre particolarmente chiari, ma purtroppo è così.  Non sono pochi i siti e-commerce che, inconsapevolmente, hanno violato norme poco chiare o vaghe, senza avere la possibilità di comprendere esattamente quale cavillo sia stato infranto.  In caso di violazioni rilevanti, l’intero canale può essere bloccato, con conseguente perdita di traffico e fatturato.   Panoramica delle fonti Fonti Primarie Le fonti primarie sono quelle che generano traffico e si differenziano dalle secondarie per il fatto che le

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KPI e miglioramento continuo delle campagne Google ADS

Click-Through Rate (CTR) Quality Score: l’indicatore dell’efficacia della tua campagna Convertion Rate / Tasso di conversione (CVR) Google ADS è una piattaforma estremamente versatile che permette ad aziende di qualsiasi dimensioni di creare campagne mirate a soddisfare le diverse esigenze aziendali, come ad esempio l’acquisizione di nuovi clienti o la promozione di un set di prodotti o di un prodotto specifico.  Le sue funzionalità sono molteplici, così come la sua complessità, il solo lancio della campagne non è quindi sufficiente a raggiungere gli obiettivi sperati. Il suo valore risiede anche nel monitoraggio dei risultati e nella raccolta dei dati, sui quali un buon advertiser può ottimizzare creatività, parole chiave e impostazioni generali della campagna pubblicitaria.  I KPI (o indicatori chiave di performance) sono degli strumenti che permettono di effettuare valutazioni dell’efficacia delle strategie attuate, delle campagne pubblicitarie e degli annunci creati, e quindi di apportare correzioni in modo rapido e tempestivo o effettuare test A/B per migliorare i risultati. Uno degli aspetti centrali di Google ADS che lo ha reso la piattaforma principale per chi vuole fare pubblicità online, è proprio la capacità di integrare raccolta e analisi dei dati con le diverse creatività. Questo punto di contatto permette di raggiungere risultati tangibili nel breve termine e di garantire che l’impatto sia sostenibile e scalabile anche nel medio e lungo termine. Ogni KPI offre infatti un’angolazione diversa delle strategie e degli elementi utilizzati per fare pubblicità, e la sua corretta interpretazione permette di assumere decisioni efficaci le quali, a differenza delle opinioni personali o delle intuizioni, hanno un riscontro concreto nel mondo esterno. In questo articolo potrai esplorare alcuni dei KPI più importanti del contesto e-commerce. Sicuramente sei già a conoscenza di questi argomenti ma consolidarli e ripeterli può far nascere nuove idee o dare forma concreta a pensieri e idee che fino a ieri erano solamente delle immagini nella tua mente.   Click-Through Rate (CTR) Il CTR è un rapporto che indica quando il tuo annuncio e le tue creatività siano gratuite al pubblico a cui lo stai mostrando. É una delle metriche più immediate e accessibili quando si tratta di valutare l’efficacia di una campagna Google Ads.  Questa metrica misura la percentuale di utenti che cliccano sul tuo annuncio rispetto al numero totale di impressioni, offrendo una panoramica preziosa su due aspetti cruciali: la pertinenza e il coinvolgimento Se il CTR è elevato (in genere il parametro di riferimento è un insieme annuncio o un insieme di annunci “concorrenti”) significa che l’annuncio ed il messaggio pubblicitario risuona ed è in linea con i tuoi potenziali clienti o prospect.  In termini ancora più specifici significa che il copy, le immagini ed il posizionamento dell’annuncio rappresentano quello che il tuo pubblico sta cercando, e questo è confortante se il tuo obiettivo è interessarli e spingerli a comprare uno dei tuoi prodotti. Viceversa, se il CTR è basso significa che non sta attirando l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Come già detto, alto o basso in relazione al CTR significa mettere a confronto due annunci per lo stesso pubblico, oppure anche modificare pubblico, ad esempio testando la stessa creatività in gruppi di annunci differenti. Strategie per migliorare il CTR L’ottimizzazione del CTR può avvenire agendo su diversi elementi delle tue campagne e queste sono alcune strategie che puoi attuare per raggiungere questo obiettivo: – Qualità del copy: cosa puoi fare per modificare il messaggio in modo che risulti chiaro, conciso e orientato a far capire al potenziale cliente che poi soddisfare un suo bisogno? Utilizzare parole pertinenti con le parole chiave o il target audience ed inserire CTA chiare sono elementi primari per annunci di ottima qualità. – Targeting efficace: il CTR può migliorare non solamente nel miglioramento di testi, formati e creatività, ma anche nella fase precedente, ossia la scelta del target. L’annuncio funziona se viene mostrato alle persone giusto. Se il targeting non è preciso infatti, si riduce la probabilità di ricevere dei clic rilevanti, il CTR si abbassa e questo è un campanello d’allarme su cui si deve intervenire prontamente. Dati demografici, interessi, parole chiave e comportamenti online sono tutti elementi su cui puoi agire per migliorare la pertinenza del target. – Testing A/B: sperimenta varianti del tuo annuncio modificando gli elementi di cui è composto, ossia titolo, copy o immagini. Queste varianti ti permettono di creare versioni dell’annuncio che le mettano a confronto, verificando quali elementi e relative combinazioni siano più efficaci. Il testing è un processo che non dovrebbe mai avere fine, nel senso che ogni volta che individui un vincitore dovresti subito effettuare nuove varianti.   – Aggiornamento e revisione delle Estensioni: le estensioni sono dei componenti che hanno un forte impatto nelle performance delle campagne Google. L’utilizzo professionale di questi asset permette di comunicare con maggiore efficacia con chi effettua le ricerche, aumentando al tempo stesso la qualità degli annunci e la probabilità che l’utente effettui la conversione.     Quality Score: l’indicatore dell’efficacia della tua campagna Il Quality Score è uno dei KPI più importanti, complessi e impattanti all’interno dell’ecosistema di Google ADS e delle campagne pubblicitarie online di cui è composto.  Rappresenta una valutazione generale e complessiva della pertinenza e della qualità dell’annuncio, delle parole chiave associate al gruppo di annunci e della pagina di destinazione in cui atterrerà l’utente dopo aver fatto click sull’annuncio.  L’influenza di questo punteggio è potente e riguarda diversi elementi, tra cui il posizionamento degli annunci nei risultati di ricerca ed il costo per clic (o CPC). Migliorare il punteggio qualità significa quindi ottenere più clic a parità di budget e posizionare l’annuncio più in alto nella pagina dei risultati di ricerca. Come viene calcolato il Punteggio Qualità? – Pertinenza delle parole chiave: Quanto bene le parole chiave selezionate corrispondono alle query di ricerca degli utenti. – Performance del CTR previsto: Google tiene conto del CTR atteso, basato su dati storici relativi a query simili e annunci analoghi. Un CTR elevato (discusso nella sezione precedente) è quindi fondamentale per ottenere un punteggio di qualità migliore. – Qualità

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Migliora il ROAS delle tue campagne Google ADS: Quali Prodotti Sponsorizzare?

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Sponsorizzazione prodotti e dinamiche di Business KPI E-commerce: Tasso di Conversione, Costo per Click e Marginalità Come selezionare i prodotti da sponsorizzare Ottimizzare con Strumenti e App: Simprosys Google Shopping Feed Domande Guida Per molti imprenditori, e-commerce manager e advertiser, il tema delle sponsorizzazioni di prodotto è uno dei punti più importanti nella gestione dell’e-commerce (e se non è così, forse è il caso che comincino a pensarci con attenzione). Probabilmente anche tu ti trovi a fare pubblicità online con Google Ads, Bing Advertising, Business Manager di Meta o altri strumenti simili, e sicuramente ottenere un rendimento positivo è uno dei tuoi obiettivi principali. A questo proposito, c’è una buona e una cattiva notizia. La cattiva notizia è che non esiste un’unica attività da compiere per raggiungere magicamente gli obiettivi di marginalità e profitto che ti sei posto (a proposito, hai definito in modo specifico questi obiettivi?).  La buona notizia, invece, è che esiste un metodo con risultati di miglioramento praticamente certi, che, se eseguito correttamente, ti porterà a migliorare i risultati delle tue campagne pubblicitarie online, senza dover aumentare il budget pubblicitario. È davvero importante che tu comprenda il collegamento tra catalogo prodotti e sponsorizzazioni se vuoi vendere e guadagnare, cosa che, guarda caso, la maggior parte dei tuoi concorrenti non fa, o non fa correttamente. Sponsorizzazione prodotti e dinamiche di Business La differenza tra chi ha esperienza nella gestione di un e-commerce e chi invece ha solo studiato per diventare e-commerce manager, anche se approfonditamente, emerge quando si passa alle decisioni concrete riguardanti scelte di acquisto, vendita e processi di business.  Tra le attività che un e-commerce manager deve portare a termine, ci sono quelle direttamente collegate alle dinamiche online, come le modifiche o gli aggiornamenti al sito web o le strategie di email marketing, e quelle collegate al business imprenditoriale, come la gestione dei fornitori. In base al rapporto che si ha con i fornitori, si può accedere a benefici e privilegi che non tutti riescono a ottenere. Ti è mai capitato, ad esempio, di ricevere offerte di promozioni su stock con prezzi di acquisto particolarmente vantaggiosi se acquisti i prodotti a lotti o sopra una determinata quantità? Se sì, in questo caso una dinamica di business può influenzare la scelta dei prodotti da sponsorizzare: se hai decine, centinaia, se non migliaia di unità da vendere, sponsorizzarle su Google Ads è il primo passo. È irragionevole supporre il contrario. Per il resto dei casi, è importante riflettere con attenzione su diversi fattori quando sponsorizzi, o fai sponsorizzare dallo specialista di advertising, i tuoi prodotti online. Uno tra tutti è la marginalità dei prodotti, argomento principale di questo articolo riguardante le campagne di prodotto online. La marginalità è un concetto che, prima o poi, diventa centrale per tutti coloro che si sono avventurati nel viaggio dell’e-commerce e probabilmente, se stai leggendo questo articolo, anche tu ti sei trovato a riflettere su questo tema e ad analizzare le dashboard delle tue campagne alla ricerca di soluzioni e miglioramenti. Una classificazione particolarmente efficace per il tuo catalogo prodotti è quella relativa alla marginalità, ossia la differenza tra costo di vendita e costo di acquisto (ti consiglio, a questo proposito, di tenere in considerazione anche tutti i costi accessori, tra cui logistici, finanziari e ripartizione percentuale dei costi fissi della tua azienda). I prodotti che hanno una marginalità più alta sono i candidati perfetti per essere sponsorizzati, perché possono sostenere costi per click più alti e un numero maggiore di click necessari per la conversione, pur mantenendo un risultato economico positivo.  Ovviamente, al centro di tutti i ragionamenti su questo argomento, c’è la domanda del mercato, ossia la domanda: “I clienti sono interessati al tuo prodotto?”.  In questa sede ipotizziamo di rispondere positivamente, ma se non ti sei mai posto questa domanda e non sei sicuro che il tuo prodotto risponda in modo diretto a un bisogno dei tuoi clienti, ti consiglio di tornare alle basi e fare una bella analisi di mercato. Torniamo ai prodotti: diversamente da quelli ad alta marginalità, quelli che hanno una differenza bassa tra i due prezzi di riferimento non riescono a mantenere un utile dopo la vendita.  In questo caso, il mio consiglio è di vendere questi prodotti con modalità differenti, magari attraverso l’email marketing o con strategie di upsell e cross-sell, in modo che la vendita non venga aggravata da costi accessori come quelli pubblicitari. KPI E-commerce: Tasso di Conversione, Costo per Click e Marginalità Nel paragrafo precedente ho iniziato a presentarti alcuni KPI collegati a questo argomento e, nonostante la maggior parte dei manager e imprenditori ne parli, pochi si lasciano guidare dai KPI in modo efficace.  Nella mia visione, ogni azione migliorativa o correttiva in ambito e-commerce dovrebbe essere guidata dal KPI che quell’azione andrà a migliorare, e come questo miglioramento debba essere misurato è compito del manager e dell’imprenditore. In questo caso, collegato al tema della redditività dei prodotti, abbiamo, oltre al CPC e alla marginalità già menzionati, anche il tasso di conversione. Anche questo KPI è fondamentale, poiché misura la capacità di conversione del sito web e del prodotto. Perché ti parlo di questi KPI in un articolo nel quale ti suggerisco di ridurre il numero di prodotti da sponsorizzare su Google Ads e piattaforme analoghe?  Semplicemente perché queste metriche, combinate insieme, ti indicano quali prodotti è conveniente sponsorizzare. E la cosa rassicurante è che la matematica viene in tuo aiuto, non è una questione di opinioni. L’unica eccezione valida è che tu decida volontariamente di vendere senza utile o con leggera perdita. No, non sono impazzito: è una strategia di marketing ben definita quella di individuare delle esche a bassa marginalità per acquisire il contatto del cliente o portarlo a fare la prima vendita.  Se non ci hai mai riflettuto a riguardo, ti consiglio di prenderti del tempo per farlo. Ti faccio anche una domanda: i negozi di elettronica e tecnologia fanno più utile vendendo i prodotti di alto prezzo o gli accessori collegati? Adesso, però, è arrivato

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Il volto dell’E-commerce: posizionamento, branding e rapporto con i clienti

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I tuoi clienti non parlano direttamente con te Come rappresenti il tuo e-commerce e impatto sui clienti Formazione e metodo del team assistenza Quali KPI per la soddisfazione dei clienti Domande Guida I tuoi clienti non parlano direttamente con te Immagina di entrare in un ristorante che ti è stato consigliato da un amico. Hai alte aspettative: ti è stato detto che il cibo è delizioso, l’atmosfera incantevole, e il servizio impeccabile.  Ma appena ti siedi, il cameriere ti accoglie con un sorriso a metà e un tono di voce che sembra più irritato che entusiasta. L’ordinazione è lenta e, quando finalmente il piatto arriva, ti accorgi che manca un ingrediente fondamentale.  Anche se non hai mai incontrato il proprietario, è probabile che, in quel momento, la tua opinione sull’intero ristorante e su chi lo gestisce sia ormai compromessa. Cosa è successo? Non hai mai avuto una conversazione diretta con il proprietario, ma la tua esperienza è stata modellata da chi lo rappresenta. Il cameriere è diventato, per te, la “voce” del ristorante, anche se di fatto è solo una piccola parte dell’organizzazione. Questo esempio può sembrare banale, ma è precisamente quello che accade ogni volta che un cliente interagisce con la tua azienda, specialmente online.  Non importa quanto tu possa essere attento ai bisogni dei tuoi clienti o quanta cura tu metta nel tuo business: la maggior parte delle volte, i clienti non parlano con te direttamente.  Parlano con il tuo sito web, con il tuo team di customer care, con i tuoi post sui social media. E ognuna di queste interazioni contribuisce a costruire – o distruggere – la percezione che hanno di te e della tua attività. Questa è una realtà spesso trascurata. Si tende a pensare che, una volta definito il tono della comunicazione o stabilite le linee guida aziendali, queste verranno automaticamente trasferite ai clienti.  Ma il passaggio di informazioni è tutt’altro che perfetto. Il messaggio che arriva non è sempre quello che hai immaginato. Ed è qui che risiede la sfida: il modo in cui il tuo pensiero imprenditoriale viene tradotto attraverso le persone o gli strumenti che rappresentano la tua azienda determina l’esperienza del cliente. Come rappresenti il tuo e-commerce e impatto sui clienti Per capire quanto sia cruciale l’immagine che il tuo team, sito e canali social danno del tuo e-commerce, considera questo: il tuo cliente non vede la tua azienda come una struttura fatta di reparti, persone e processi.  Non vede tutto il lavoro dietro le quinte, le riunioni di strategia, o i tuoi pensieri sull’importanza di un’esperienza cliente impeccabile.  No, ciò che vede è semplicemente quello che viene presentato loro.  Calza a pennello in questo caso la metafora dell’iceberg: il cliente vede solo la punta che emerge, la parte visibile del tuo business. Ed è proprio questa “punta” che determina la percezione che ha della tua azienda. Credo che tu abbia alcuni brand di abbigliamento preferiti e che ti ispirano fiducia.  Magari è il logo, il design accattivante del sito web, o forse le recensioni positive che hai letto. Ma cosa succederebbe se il pacco che aspettavi con impazienza arrivasse in ritardo, e il servizio clienti fosse scortese nel risponderti?  La fiducia che avevi riposto in quel marchio si incrinerebbe, e molto probabilmente inizieresti a cercare delle alternative.  Anche il marchio più amato può essere messo in difficoltà da una cattiva rappresentazione, perché tutto ciò che il cliente percepisce contribuisce a costruire la sua realtà su di te. Come viene rappresentato il tuo e-commerce ai tuoi clienti non è solo la facciata del tuo sito o la cortesia del tuo team di customer care, ma l’insieme di ogni punto di contatto che i clienti hanno con il tuo brand.  E ognuno di questi punti è un’opportunità per confermare – o danneggiare – la percezione positiva che hai costruito. E-commerce che superano determinati limiti di dimensioni e fatturato devono affidarsi a team per gestire le comunicazioni, le vendite, o il servizio clienti e se rientri in questa casistica devi ricordarti di un concetto fondamentale: le persone che rappresentano la tua azienda sono, agli occhi del cliente, la tua azienda.  Per loro, quella singola interazione può essere l’unico modo per “conoscerti”. È importante comprendere che ogni parola, ogni gesto, e ogni click sul tuo sito web ha il potere di influenzare l’idea che si fanno del tuo brand. E come spesso accade nella psicologia umana, le prime impressioni sono dure a morire (effetto Primacy per gli appassionati di psicologia del consumatore e bias cognitivi). Se vuoi che i tuoi clienti abbiano un’immagine del tuo e-commerce come la tua, devi garantire che la comunicazione sia allineata con il tuo pensiero imprenditoriale, che i valori che intendi trasmettere siano percepiti in modo coerente e positivo. In altre parole devi assicurarti che la “punta dell’iceberg” sia abbastanza solida da riflettere la forza e la stabilità della tua impresa. Formazione e metodo del team assistenza Quando hai acquistato qualcosa online per quale motivo (se lo hai fatto), hai contattato l’assistenza cliente? Sicuramente avevi bisogno di informazioni o hai avuto qualche problema con l’ordine.  Magari hai atteso il pacco con impazienza, ma qualcosa è andato storto. Forse l’articolo è danneggiato o, peggio ancora, non è mai arrivato.  In quel momento, non stai cercando solo una soluzione rapida, stai cercando qualcuno che capisca la tua frustrazione e che sia in grado di risolvere il problema con competenza e gentilezza. É proprio per fare in modo che il team di assistenza clienti sia in grado di risolvere problema con competenza e gentilezza che la formazione gioca un ruolo fondamentale. La formazione non si limita a fornire informazioni tecniche di base, dettagli dei prodotti o dei processi operativi. Il personale deve essere messo in grado di reagire e interagire in modo efficace con i clienti, anche nelle situazioni più difficili. Gli script rappresentano un valido supporto ma non sono sufficienti.  A riguardo ti ricordi la sensazione di parlare con qualcuno che ti risponde cose che non riguardano la conversazione

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E-commerce Manager e Miglioramento delle Performance – Piccoli o Grandi Cambiamenti?

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Il Ruolo del Cambiamento nel Miglioramento delle Performance L’Approccio del Miglioramento Incrementale Applicare i Principi di Cambiamento Incrementale nell’E-commerce Il Coaching Come Strumento di Sviluppo per l’E-commerce Manager Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito Il Ruolo del Cambiamento nel Miglioramento delle Performance Uno dei vantaggi principali del coaching rispetto alla consulenza tradizionale è il focus sul cambiamento.  I risultati futuri sono veri e propri obiettivi verso cui tendere, rappresentando una meta che il coach, il quale può essere considerato una sorta di consulente, sprona il cliente (o coachee) a raggiungere.  Nell’ambito dell’e-commerce, il cliente potrebbe essere l’e-commerce manager o l’imprenditore, figure che possono trarre enormi benefici da sessioni di business coaching mirate al settore. Il cambiamento è spesso fonte di paura, sia per singole persone che per team di qualsiasi dimensione. La tendenza naturale è quella di mantenere lo status quo, soprattutto quando alcune delle performance attuali sono già positive.  Se un e-commerce vende, c’è il timore che cambiare qualcosa possa compromettere i risultati ottenuti, oltre al fatto che il cambiamento può causare stress tra coloro che sono coinvolti nei processi.  È importante ricordare, però, che non tutti i cambiamenti devono essere drastici o avere un impatto immediato e rilevante. L’Approccio del Miglioramento Incrementale Gli esperti di C.R.O. (Conversion Rate Optimization) e i consulenti di UX/UI sono noti per l’uso estensivo di test A/B, un metodo che consente di apportare piccoli cambiamenti e testare costantemente i risultati.  Autori e consulenti contemporanei hanno fatto del “miglioramento dell’1%” il loro mantra, dimostrando che grandi risultati possono essere raggiunti non necessariamente attraverso cambiamenti radicali, ma modificando un piccolo aspetto alla volta. Immagina una persona che torna a correre dopo un lungo infortunio.  All’inizio non può riprendere subito l’attività fisica intensa, ma deve cominciare gradualmente, camminando per brevi periodi, fino a riprendere pian piano a correre.  La stessa logica si applica al miglioramento di un e-commerce: attraverso piccoli aggiustamenti costanti, si può arrivare a migliorare significativamente le performance complessive. Questa è la filosofia alla base dei “Marginal Gains”, ovvero piccoli miglioramenti incrementali che, combinati tra loro, portano a progressi notevoli.  Tale approccio è sostenibile e crea un meccanismo di miglioramento continuo, cui individui e organizzazioni riescono ad adattarsi più facilmente rispetto a cambiamenti radicali. Applicare i Principi di Cambiamento Incrementale nell’E-commerce Per traslare questo concetto al mondo dell’e-commerce, è necessario collegarlo al coaching, che come abbiamo visto si focalizza sul cambiamento e sul raggiungimento di prestazioni future.  Gli obiettivi ben definiti, che devono rispettare specifici criteri, sono strettamente legati ai fattori di successo economico. Uno degli indicatori chiave di performance (KPI) più rilevanti nel contesto dell’e-commerce è il tasso di conversione, che misura la capacità di un sito di trasformare le visite in vendite, e quindi generare fatturato e profitto. Il tasso di conversione dipende da numerosi fattori, ognuno dei quali può essere migliorato singolarmente.  Anche un piccolo cambiamento, se sommato agli altri, può avere un impatto significativo sulle performance generali. Inoltre, il tasso di conversione va valutato rispetto al numero totale di visite. Quando il traffico aumenta, anche piccole modifiche possono generare grandi risultati.  Un altro aspetto cruciale è la riduzione dei costi operativi, come ad esempio quelli legati alla logistica, che in alcuni casi può rappresentare fino al 25% delle spese totali.  Un esempio pratico è l’uso di una macchina trinciacartone per riutilizzare l’imballaggio in ingresso, che può tradursi in un risparmio a lungo termine. Il Coaching Come Strumento di Sviluppo per l’E-commerce Manager Il ruolo del coach, lavorando a stretto contatto con e-commerce manager e imprenditori, si articola principalmente su quattro pilastri: Strategia di lungo termine: il coach aiuta a identificare piccole modifiche che, nel medio e lungo termine, apportano numerosi benefici. L’accento non viene posto su cambiamenti drastici, ma su continui aggiustamenti incrementali. Feedback costante: il secondo pilastro riguarda il feedback. Non tutto è quantificabile in termini numerici e alcuni cambiamenti sono invisibili. In questo caso è importante considerare feedback sia quantitativi che qualitativi, come ad esempio il livello di soddisfazione dei dipendenti. Monitoraggio dei KPI: per i cambiamenti misurabili è essenziale identificare i KPI pertinenti, come il numero di interazioni necessarie per l’assistenza clienti o il tempo impiegato per gestire i rimborsi. Cultura del cambiamento continuo: non si tratta di implementare un singolo cambiamento che stravolga la situazione, ma di apportare una serie di piccole modifiche che, sommate tra loro, portano a un miglioramento progressivo. Questo è il mindset che permette di attuare un processo di miglioramento continuo, applicabile a organizzazioni di tutte le dimensioni.   Image by freepik   <a href=”https://www.freepik.com/free-photo/change-word-wooden-background_4973642.htm#fromView=search&page=1&position=0&uuid=b43586f8-51f9-4410-8319-761fc35439d9″>Image by freepik</a> Questo articolo ti è utile se 1. Sei un e-commerce manager o imprenditore interessato a migliorare le performance del tuo sito. 2. Hai timore di apportare cambiamenti nel tuo e-commerce per paura di ridurre le vendite. 3. Vuoi conoscere l’importanza dei piccoli miglioramenti incrementali e come applicarli.  4. Desideri scoprire come un coach può aiutarti a ottimizzare le tue strategie di lungo termine. 5. Sei alla ricerca di metodi per ridurre i costi operativi senza compromettere la qualità del servizio. Domande Guida 1. Quali piccoli cambiamenti potresti implementare nel tuo e-commerce per migliorare il tasso di conversione? 2. Hai un sistema di feedback strutturato che ti permetta di valutare i progressi in modo quantitativo e qualitativo? 3. Quali KPI stai monitorando attualmente e quali dovresti considerare per valutare i risultati dei cambiamenti introdotti? 4. Come potrebbe un business coach aiutarti a identificare le aree critiche su cui intervenire per una crescita continua? 5. Stai implementando una filosofia di miglioramento incrementale nella tua gestione operativa quotidiana? 3 Consigli da applicare subito 1. Inizia con piccoli test A/B: sperimenta modifiche su elementi minori del tuo sito (come i colori dei pulsanti o i titoli delle pagine prodotto) per verificare quale approccio produce il miglior impatto sulle conversioni.2. Monitora attentamente i KPI rilevanti: concentrati su metriche chiave come il tasso di conversione, il tempo di gestione delle richieste di reso e il costo per spedizione per valutare il successo dei miglioramenti

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E-commerce Manager e Psicologia del Consumatore – Comprendere i Propri Clienti

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La Complessità del Ruolo dell’E-commerce Manager Comprendere il Cliente e Sviluppare Fiducia Le Emozioni, il Vero Motore delle Decisioni di Acquisto Bias Cognitivi: Scorciatoie Mentali per Aumentare le Vendite Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito PDF e Scaricabili La Complessità del Ruolo dell’E-commerce Manager In numerosi articoli di questo blog ho evidenziato come oggi il ruolo dell’e-commerce manager sia particolarmente complesso.  Se da un lato gli strumenti tecnici hanno migliorato la vita di chi deve ottenere buone performance dal sito, dall’altro, l’interazione con i propri clienti è diventata molto più complicata.  La concorrenza è un fattore chiave in questo contesto, e l’aumento dei competitor in praticamente qualsiasi settore merceologico ha alzato notevolmente il livello della competizione. Prima dell’introduzione di sistemi SaaS come Shopify, le barriere tecnologiche rappresentavano un salvacondotto per chi aveva avuto la lungimiranza di acquisire le competenze tecniche necessarie per sviluppare un sito e-commerce.  Oggi praticamente chiunque può creare un sito di vendita, e chi arriva per ultimo beneficia delle tecnologie più recenti. Anche aspetti tecnici complessi, come il tracciamento degli Analytics, sono stati semplificati, trasformando l’implementazione di codici di tracciamento in una commodity. In questo scenario, l’e-commerce manager gioca un ruolo cruciale.  Nonostante la centralità di questa figura, è paradossale che oggi poche aziende e-commerce abbiano in organico un e-commerce manager sufficientemente preparato.  Tra quelle che lo hanno, molte relegano questo ruolo a funzioni di secondo piano, limitandone la portata operativa a semplici attività di data entry, o pretendendo che possa svolgere il lavoro di diversi professionisti del digital marketing. L’e-commerce manager dovrebbe essere considerato la punta di diamante dell’organico di un sito e-commerce e, nella visione ambiziosa di attribuire alla sua figura un ruolo di primo piano, deve essere messo al pari del Chief Marketing Officer (CMO), rispondendo direttamente all’imprenditore o al CEO dell’azienda.  Le sue competenze devono essere trasversali, permettendogli di comprendere le necessità del sito a 360 gradi, interfacciandosi con i professionisti verticali per ottimizzare i processi e raggiungere gli obiettivi.   Comprendere il Cliente e Sviluppare Fiducia Uno dei compiti principali di un e-commerce manager è capire chi sia il cliente ideale, quali siano i suoi bisogni e cosa possa spingerlo a fare un acquisto.  Questo processo può essere suddiviso in due fasi distinte: la prima consiste nell’ottenere la fiducia dei nuovi clienti, cioè coloro che non hanno mai acquistato prima; la seconda, è fare in modo che il cliente effettui acquisti successivi, possibilmente riducendo il tempo tra un acquisto e l’altro. Alcuni potrebbero obiettare che questo ruolo sia di competenza del marketing. In realtà, si traduce in modifiche, testi, elementi e funzionalità da introdurre nel sito web, ambito di competenza dell’e-commerce manager.  La psicologia del consumatore è quindi tra le competenze che questa figura deve possedere.  Sebbene ogni singolo elemento possa essere considerato separatamente, il risultato finale è il frutto dell’interazione di tutti questi fattori.  Per chi gestisce un e-commerce, la qualità dei prodotti, la competitività sul mercato e l’efficacia degli strumenti digitali sono elementi fondamentali, ma non sufficienti.  È il cliente a sostenere l’azienda: comprenderlo è il primo passo per raggiungere gli obiettivi di fatturato e migliorare gli altri indicatori economici.   Le Emozioni, il Vero Motore delle Decisioni di Acquisto Oggi, studiosi del comportamento dei consumatori e delle neuroscienze hanno risolto ogni dubbio riguardo al ruolo centrale che le emozioni svolgono nelle decisioni di acquisto.  Le emozioni non sono semplici elementi accessori, ma rappresentano l’elemento centrale.  La teoria economica ci aveva insegnato che le persone sono razionali nelle loro scelte, basandosi su un confronto tra prezzo, caratteristiche e convenienza.  É stato però dimostrato che sono le emozioni a guidare le nostre scelte, giustificate poi dal giudizio cognitivo. Le emozioni sono intrecciate con il processo decisionale umano: ogni scelta, anche quella apparentemente più razionale, ha un sottotesto emotivo.  Le recenti teorie psicologiche indicano che c’è sempre una combinazione tra aspetti cognitivi ed emotivi in ogni decisione. L’umore ha un ruolo decisivo nelle decisioni di acquisto e nella capacità o volontà di spendere.  Se ci sentiamo frustrati o confusi, tenderemo a non completare l’acquisto, e daremo maggiore peso alle frizioni che incontriamo. Anche nell’e-commerce le emozioni positive sono accostate a un aumento delle conversioni.  Creare esperienze che suscitino emozioni positive è un motore potente per aumentare le vendite.  Offrire piccoli regali inaspettati, come sconti o spedizioni gratuite, può gratificare l’utente, creare una connessione emotiva con il brand e migliorare la percezione del marchio.  Questo porta non solo all’acquisto immediato, ma anche a una maggiore fedeltà nel lungo termine. Ad esempio l’anticipazione di un nuovo prodotto o di un’offerta esclusiva può innescare un senso di desiderio nel consumatore, spingendolo ad agire subito. Strumenti come i countdown stimolano la curiosità e aumentano l’attesa. Per creare esperienze emozionanti, gli e-commerce possono utilizzare lo storytelling, che aiuta i consumatori a connettersi con il brand o con il prodotto.  Raccontare storie legate ai valori aziendali o alle esperienze dei clienti permette di creare un legame emotivo.  Anche il design del sito e i colori scelti hanno un ruolo centrale. Colori caldi come il rosso o l’arancione trasmettono energia e urgenza, mentre tonalità più fredde come il blu e il verde favoriscono tranquillità e sicurezza. Bias Cognitivi: Scorciatoie Mentali per Aumentare le Vendite I bias cognitivi sono scorciatoie mentali che le persone utilizzano per prendere decisioni.  Gli studiosi della psicologia dei consumatori, come Kahneman e Tversky, hanno dimostrato come questi bias possano influenzare fortemente le decisioni di acquisto.  Conoscerli è ormai essenziale per ogni e-commerce manager. Un esempio di bias è l’effetto ancoraggio. Le persone tendono a dare molto peso alla prima informazione ricevuta, che condiziona le decisioni successive. Ad esempio, quando vediamo il prezzo originale di un prodotto accanto a quello scontato, l’ancora del prezzo iniziale rende l’offerta più attraente. Anche nelle strategie di upselling e cross-selling, presentare prima il prodotto più costoso rende le alternative meno costose più desiderabili. Il bias di conferma si manifesta quando le persone cercano conferme alle proprie convinzioni. Nell’e-commerce, questo significa che un

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E-commerce Manager 2024 – Competenze necessarie – Parte 1

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L’Importanza dell’E-commerce Manager Competenze e Sfide dell’E-commerce Manager Competenze Essenziali e Approcci Strategici Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito L’Importanza dell’E-commerce Manager Tra le tante professioni digitali che sono emerse negli ultimi anni e che si sono evolute, quella dell’e-commerce manager è una di quelle di maggior interesse.  La sua figura è diventata centrale per tanti modelli di business, superando i limiti del B2C e diventando di interesse anche per realtà aziendali B2B, che al netto della velocità con la quale stanno realizzando il proprio processo di digitalizzazione, sentono la necessità di strutturare e ottimizzare i processi e-commerce grazie a figure professionali specializzate. Aziende e-commerce pure player o retail con sfumature omnichannel, anche nel tipo di e-commerce, vedono nell’e-commerce manager una figura chiave per creare collegamenti nel percorso di acquisto degli acquirenti, che ormai non distinguono più tra online e offline, ma integrano i vari punti di contatto in modo fluido e dinamico.  Gli imprenditori che hanno iniziato prima di altri o che hanno saputo cogliere le opportunità legate a queste dinamiche, hanno strutturato un management in grado di rendere l’e-commerce il fulcro delle attività di impresa.  La concorrenza in questo è spietata e lascia poco spazio alle aziende che non sono in grado di capire l’importanza di una figura di congiunzione tra business, clienti, tecnologia e marketing.   Competenze e Sfide dell’E-commerce Manager Quando si parla di e-commerce manager, si fa riferimento a una figura in grado di passare dalla fase progettuale a quella di raggiungimento dei risultati, grazie agli sviluppi tecnologici e agli abbattimenti delle barriere all’ingresso nei vari processi da questi derivati.  Oggi la tecnologia permette di strutturare molti processi aziendali senza più dover ricorrere a programmatori o società di sviluppo.  Questo ha innescato un graduale abbattimento dei costi, rendendo possibile l’ingresso di molti concorrenti, con effetti negativi per diversi aspetti dell’attività d’impresa (uno tra tutti l’abbattimento dei prezzi di vendita). Acquisire spazi ed emergere oggi è tecnicamente semplice, ma difficile nella realtà.  Nei motori di ricerca gli annunci a pagamento hanno surclassato la visibilità dei posizionamenti organici, il numero di clic da ricerche organiche sta diminuendo nonostante l’aumento delle ricerche e, se parliamo di social media, il numero di visualizzazioni organiche è ai minimi storici.  Il mondo degli influencer è in difficoltà a causa dello scollamento che i suoi grandi rappresentanti hanno creato rispetto al proprio pubblico, e forse questa è una buona notizia, sempre che l’imprenditore o il manager abbia le conoscenze per strutturare campagne di influencer marketing efficaci e sostenibili.   Competenze Essenziali e Approcci Strategici Sono tanti i motivi per i quali oggi è fondamentale ricercare un e-commerce manager in grado di sostenere il cambiamento.  Quali caratteristiche deve quindi avere un e-commerce manager?  La più importante è sicuramente l’esperienza; percorsi di studio e corsi online sono una grandissima fonte di informazioni di qualità, e YouTube stesso è forse la migliore fonte di formazione online che si possa trovare, con un livello qualitativo delle informazioni che, se sai fare le giuste domande, sta progressivamente aumentando.  Ma quanti possono dire di avere realmente esperienza in ambito manageriale per e-commerce di piccole, medie o grandi dimensioni? Oppure, di quale ambito dell’e-commerce stiamo parlando? Marketing? CMS e aspetti tecnici? È auspicabile che un e-commerce manager abbia competenze in tutti gli elementi che lo compongono?  Sembra proprio di no e, personalmente, mi farei qualche domanda se una persona volesse rassicurare riguardo alla propria capacità di essere il numero uno in tutto.  L’e-commerce manager equilibrato è quindi colui che è in grado di agire quando può raggiungere un livello qualitativo significativo, delegare a persone con competenze verticali il compito richiesto e coordinare persone o team verso il raggiungimento degli obiettivi. Riguardo all’esperienza poco c’è da aggiungere: si raggiunge facendo, affrontando difficoltà, commettendo errori e cercando soluzioni per ripararli.  Sulle conoscenze, lo studio è la chiave, condita con curiosità ed estro nell’avventurarsi a cercare soluzioni non convenzionali, fosse anche solo per acquisire vantaggi rispetto alla concorrenza.  Nell’operatività è però necessario condividere un concetto che non è affatto semplice o scontato.  Come uno sportivo professionista si deve allenare fino ad automatizzare tutti i movimenti del corpo e velocizzare la decisione da prendere, un e-commerce manager deve avere una bussola per orientarsi in modo strutturato all’interno del mondo della gestione dell’e-commerce. Quando poi deve prendere le decisioni, deve dare sfogo alla creatività e alla fantasia per realizzare il vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che adottano esclusivamente approcci standard.  Un po’ come dire: “conoscere le regole alla perfezione e capire quando infrangerle”.  Per fare questo, checklist e protocolli possono aiutare, fornendo spunti per valutare velocemente quali sono gli ambiti che necessitano di interventi urgenti e quali, invece, raggiungono già un buon livello qualitativo, dove un miglioramento rappresenterebbe la ciliegina sulla torta. Prendendo in considerazione la figura reale dell’e-commerce manager (non quella su LinkedIn dove di fatto rappresenta un copywriter junior), il suo ambito d’intervento riguarda: – Catalogo Prodotti– Gestione Ordini– Gestione Clienti– Marketing– Posizionamento Organico– Analisi e Reportistica– Aspetti Tecnici– Compliance e Normative   Attribuzione Media    Questo articolo ti è utile se 1. Sei un imprenditore o manager che gestisce un e-commerce e vuoi ottimizzare le prestazioni del tuo negozio online.2. Stai cercando di comprendere meglio il ruolo dell’e-commerce manager e le competenze necessarie per eccellere in questo campo.3. Vuoi migliorare l’efficacia delle tue strategie di marketing digitale, posizionamento organico e gestione clienti.4. Ti interessa conoscere come affrontare la concorrenza crescente nel settore dell’e-commerce attraverso l’ottimizzazione di processi e strumenti tecnologici.5. Desideri esplorare soluzioni pratiche e concrete per aumentare la redditività e la sostenibilità del tuo business online. Domande Guida 1. Quali sono le principali competenze che un e-commerce manager deve possedere per avere successo? 2. Come può un e-commerce manager contribuire a superare la concorrenza spietata nel settore digitale? 3. In che modo la tecnologia ha abbattuto le barriere all’ingresso per le imprese e-commerce e quali sono le implicazioni di questo cambiamento? 4. Perché è fondamentale integrare efficacemente i punti di contatto online

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Perché il mio e-commerce non vende? Parte 2: Scheda prodotto

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Perché il mio e-commerce non vende? Fornisci immagini ad alta risoluzione e di alta qualità nella pagina del prodotto? Arricchisci la descrizione della scheda prodotto grazie allo Storytelling? Inserisci contenuti generati dagli utenti (o UGC)?​ Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito L’Impatto dell’E-commerce nel 2020 Riprendiamo la rubrica riguardante l’annosa domanda che gira e rigira nella testa di imprenditori e manager di marketing e di e-commerce: perché il mio sito e-commerce non vende?  Nell’articolo precedente ci siamo concentrati sulla proposta di valore e se non lo hai letto ti consiglio di farlo.  È come un’aquila che osserva dall’alto per cercare la sua preda, ci vuole l’immagine generale alternata a passaggi specifici nei dettagli.  Quindi dalla proposta di valore ad ottimizzazioni pratiche che ti consiglio di iniziare a considerare come obbligatorie. Nessuno ovviamente ti impone di creare la scheda prodotto o altre pagine del tuo e-commerce al meglio, anzi, i tuoi competitors saranno felicissimi di sapere che i tuoi asset digitali non sono competitivi.  Ma se vuoi iniziare a spremere il tuo e-commerce per farlo lavorare ad alte performance, beh, ti consiglio vivamente di prendere seriamente in considerazione questo articolo.  Le frizioni sono infinite e ovunque, su molte non puoi nemmeno agire.  In che stato d’animo si trova la persona che sta navigando? È felice? Arrabbiata? Ha tamponato qualcuno nel traffico o un ausiliare del traffico gli ha fatto una multa perché era scaduto il tagliando del parcheggio?  Su queste cose non puoi ovviamente influire, ma su tutto quello che si presenta dopo che la persona ha iniziato a navigare il tuo sito sì. Il processo di acquisto si articola in più fasi: alcune intime dell’acquirente che riguardano la nascita del bisogno e del desiderio, altre riguardano l’acquisizione del traffico, e quella nella quale entreremo nel dettaglio in questo articolo è la conversione, ossia dopo che il traffico è stato acquisito.  Uno degli elementi più importanti online è la scheda prodotto. In questo articolo esamineremo tre motivi per cui la scheda prodotto non converte e, di conseguenza, il tuo e-commerce non vende, o almeno non come vorresti. Prima di iniziare, è doveroso un ulteriore inciso: la capacità di convertire, ossia il tasso di conversione, è una metrica strettamente collegata alle variabili economiche tra cui redditività e fatturato, e al ROAS, ossia alla capacità dell’investimento pubblicitario di produrre marginalità.  Per approcciarsi in modo pratico ad argomenti di questo tipo, è utile avvalersi di strumenti di management concreti, come checklist operative che producono risposte dirette ed immediate.  Concentrarti quindi sulla pratica, come se si trattasse di controlli di routine simili a quelli dei tagliandi delle auto. Con questo non intendo dire che questo lavoro si riduce ad un lavoro meccanico che non richiede attenzione attiva, tutt’altro. È come se la tua attenzione si focalizzasse su COME fare qualcosa, invece di lasciarla vagare alla ricerca di COSA fare.  Il cosa fare è importante quanto il come.  Il vantaggio di dividerlo in due fasi distinte sta nel fatto che in questo modo è possibile massimizzare l’efficacia dei controlli e delle operazioni. Non ti voglio far perdere ulteriore tempo, veniamo al fulcro dell’articolo e scopriamo insieme perché il tuo sito e-commerce non vende!   Fornisci immagini ad alta risoluzione e di alta qualità nella pagina del prodotto? Non ti dico niente di nuovo e probabilmente stai giudicando negativamente il fatto che nel 2024 c’è ancora qualcuno che ti parla di immagini della scheda prodotto, ma ti invito a fare un giro online, osservare attentamente 10/15 siti e verificare quanti manager di marketing avrebbero bisogno di leggere questo articolo.  L’immagine è il tuo primo biglietto da visita.  Ovviamente non è direttamente correlata alla qualità del prodotto, ma, rullo di tamburi, lo è per i tuoi potenziali clienti. A meno che non conoscano già il prodotto che devono acquistare, un’immagine di qualità aumenterà la qualità percepita del prodotto nella mente dell’utente che naviga il tuo sito e-commerce.  L’immagine del tuo prodotto deve quindi avere delle caratteristiche precise: 1. Alta risoluzione e alta qualità: queste caratteristiche parlano da sole. Chiarezza e nitidezza trasmettono qualità e cura del dettaglio, entrambi elementi che ispirano fiducia nel tuo cliente sia verso il prodotto sia verso chi lo vende (tu). 2. Colori realistici e ritocchi minimi: viviamo in un periodo in cui i social stanno rivoluzionando il modo di vivere e l’immagine. Ingannare il pubblico può forse avere vantaggi nel breve periodo, ma non aiuta a creare un posizionamento del brand forte o una clientela fidelizzata. Mostra esattamente ciò che vendi, ovviamente in modo professionale, ma non ingannare il tuo pubblico. 3. Offri più angolazioni: personalmente amo le macchine e vado pazzo per la Mercedes (oltre alla Ferrari ovviamente). Uno degli asset maggiormente utilizzati dalle aziende automobilistiche sono le immagini, e se anche tu navighi nei loro siti vedrai che offrono molte immagini di un veicolo. Anche se non vendi auto di lusso, fare una foto in più da un punto di vista diverso non può che arricchire la navigazione per il tuo utente. Arricchisci la descrizione della scheda prodotto grazie allo Storytelling? La descrizione della scheda prodotto (non i bullet point con le caratteristiche tecniche) ha l’ingrato compito di assolvere a obiettivi che tra loro non combaciano perfettamente (almeno questo è quello che ci hanno sempre detto i SEO).  Se da un lato il contenuto deve risultare attrattivo per i motori di ricerca, dall’altro deve anche convincere i clienti e fugare ogni dubbio riguardante il vantaggio del suo acquisto. Negli anni, gli algoritmi SEO si sono aggiornati e una comunicazione è sempre rimasta costante: l’aggiornamento intendeva premiare i contenuti utili per gli utenti.  Il modo di scrivere i contenuti è sempre stato condizionato da dogmi e verità che i professionisti del settore ritenevano inattaccabili.  Una per esempio era che la parola chiave doveva essere ripetuta innumerevoli volte, ma non troppe!  Alcuni strumenti di ottimizzazione fanno anche una media rispetto ai competitors per evitare il fenomeno del Keywords Stuffing. Non è mia intenzione banalizzare l’argomento,

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