Tasso di Conversione

Email marketing per Ecommerce: Email testuali per aumentare le conversioni

alessandropieraccini.com - ecommerce manager - email testuali per ecommerce

Introduzione Il problema dell’approccio tradizionale​ La potenza delle email testuali​ Quando usare le email testuali?​ Perché funzionano? Passi pratici per l’implementazione​ Introduzione L’email marketing è uno dei canali più efficaci per un ecommerce. Non è un segreto: le email generano un ROI medio di 42 euro per ogni euro investito. Eppure, molte aziende faticano a vedere risultati concreti. Dove sbagliano? La risposta è quasi sempre la stessa: email sovraccariche di elementi, impersonali e indistinguibili da quelle dei competitor. Ogni giorno, un cliente medio riceve decine di email da marchi diversi. Aprendo la casella di posta, quello che trova è un’esplosione di colori, grafiche ridondanti e offerte urgenti che sembrano urlargli contro. Di fronte a questo scenario, l’unica reazione naturale è la cancellazione o l’ignoranza. Ora, immagina una strategia che capovolge questo paradigma. Una strategia basata sulla semplicità, sulla personalizzazione autentica e su messaggi che sembrano provenire direttamente da una persona reale. Questa strategia esiste: si chiama email testuale. Ed è la chiave per migliorare drasticamente aperture, clic e conversioni. Il problema dell’approccio tradizionale Le email tradizionali sono diventate prevedibili. Ogni marchio segue un copione ormai usurato: grandi immagini, loghi centrati, pulsanti sparsi, e lunghi blocchi di testo che nessuno legge. Ma perché non funzionano? I motivi sono principalmente tre: Sovraccarico cognitivo: Il cervello umano, costantemente bombardato da informazioni, attiva dei meccanismi di filtraggio per eliminare ciò che considera irrilevante. Questo processo è noto come “attenzione selettiva” e protegge la mente da un eccesso di stimoli. Email sovraccariche di immagini e pulsanti confondono il destinatario, costringendo il cervello a uno sforzo cognitivo inutile per decifrare il messaggio. Di fronte a troppi elementi visivi, il cervello compie una scelta immediata: ignorare. Un esempio pratico è il cosiddetto effetto Stroop: quando immagini e parole non sono in armonia, il nostro cervello fatica a processare le informazioni in modo efficace. Una CTA chiara immersa in un mare di pulsanti e colori diventa difficile da individuare, non perché invisibile, ma perché il cervello ha già deciso di abbandonare il tentativo di interpretazione. A complicare il tutto interviene il bias della semplicità: la mente umana predilige informazioni lineari e prive di ostacoli. Quando un’email presenta un design complesso, il messaggio essenziale si perde. Questo bias è uno dei motivi per cui email semplici e testuali funzionano meglio: non richiedono sforzo e sono facilmente decodificabili. In sintesi, sovraccaricare un’email equivale a distrarre il destinatario dal messaggio principale. Le persone non sono pigre, sono selettive. Vogliono risposte veloci e chiare. Ridurre al minimo gli elementi visivi e rendere il contenuto lineare significa adattarsi alle esigenze cognitive del pubblico moderno, ottenendo così maggiore attenzione e un’azione più rapida. Mancanza di personalizzazione: a pochi piace sentirsi un numero La personalizzazione non si limita al semplice inserimento del nome del destinatario nel saluto. Per costruire un legame autentico con il cliente, è fondamentale capire chi è, quali sono le sue esigenze e come il tuo prodotto o servizio può risolvere un problema specifico per lui. Quando il cliente percepisce che l’email è stata pensata per un pubblico generico, l’interesse crolla. Il bias dell’effetto prototipo, che porta le persone a favorire ciò che percepiscono come unico e rilevante per loro, spiega perché email generiche vengono ignorate. Personalizzare significa anche anticipare le aspettative del destinatario. Ad esempio, offrire consigli di acquisto basati sulla cronologia di navigazione o sugli acquisti precedenti dimostra attenzione e cura, trasformando l’interazione da impersonale a significativa. Inoltre, i messaggi devono riflettere il tono e lo stile che il cliente si aspetta dal tuo brand, rafforzando la coerenza del rapporto. Distrazione: i design elaborati distolgono l’attenzione dal messaggio principale La mente umana processa rapidamente il contenuto visivo, ma non sempre nel modo in cui vorremmo. Quando un’email è piena di grafiche accattivanti, il cervello può dedicare più energia all’analisi degli elementi visivi che alla comprensione del messaggio. Il risultato? Il lettore perde di vista il motivo principale per cui ha aperto l’email. Questo fenomeno si amplifica con il paradosso della scelta: troppi stimoli o opzioni inducono il destinatario a rimandare o a evitare del tutto una decisione. Per superare questa barriera, è cruciale progettare email che guidino naturalmente l’occhio verso il contenuto più importante. Una struttura semplice, con spazi bianchi strategici e una CTA prominente, elimina le distrazioni e favorisce l’azione. Inoltre, utilizzare un linguaggio diretto e incisivo rafforza il messaggio, mantenendo il lettore focalizzato su ciò che conta davvero: il valore che puoi offrire. La potenza delle email testuali Un’email testuale sembra quasi controintuitiva. Come può funzionare un messaggio senza immagini o grafiche? La risposta sta nella sua capacità di emulare una conversazione reale. Pensa all’ultima volta che hai ricevuto un’email da un amico o da un collega. Il messaggio era breve, personale e focalizzato. Non c’erano effetti speciali, solo parole scelte con cura. E probabilmente l’hai letto tutto, vero? Le email testuali replicano questa dinamica, trasformando la comunicazione aziendale in qualcosa di umano e autentico. Esempio pratico: come dovrebbe apparire un’email testuale Immagina di gestire un negozio online di prodotti per la cura della pelle. Un cliente si iscrive alla tua newsletter. Ecco come potrebbe apparire la tua prima email:   “Oggetto: Un piccolo benvenuto da [Nome del Brand] Corpo: Ciao [Nome], Grazie per averci dato fiducia e per esserti unito alla nostra community. So che scegliere prodotti per la pelle non è mai facile, quindi ho pensato di aiutarti con una guida rapida sui nostri best seller. Inizia da qui: [Pulsante CTA visibile] Se hai bisogno di consigli o hai qualche dubbio, rispondi pure a questa email. Siamo qui per aiutarti!”   In meno di cento parole, questa email fa diverse cose: Stabilisce un tono personale e amichevole. Guida il lettore verso una CTA chiara. Apre un canale di comunicazione diretta, invitando a rispondere. Quando usare le email testuali? L’equilibrio nelle cose è sempre un consiglio valido, quindi possiamo tranquillamente affermare che le email testuali non devono essere considerate come una sostituzione totale di quelle grafiche, ma piuttosto come uno strumento strategico, capace di eccellere in

Email marketing per Ecommerce: Email testuali per aumentare le conversioni Leggi tutto »

Traffico E-commerce: il ruolo dei Comparatori di Prezzo

alessandropieraccini.com - ecommerce manager - comparatori di prezzo

Introduzione Diversificazione delle fonti di traffico​ Dipendenza da una singola fonte​ Panoramica delle fonti​ Origine del Traffico​ Quanto investire nelle varie fonti​ Budget e Costi​ Ruolo dei comparatori​ Come iscriversi ai comparatori di prezzo​ Preparazione del catalogo prodotti​ Elenco dei Comparatori di Prezzo​ Introduzione Se stai leggendo questo articolo probabilmente sei interessato a come acquisire utenti e traffico web per il tuo sito di vendita online, oppure magari stai pensando di aprirne uno e ti stai informando per iniziare a vendere online o ancora per aumentare le visite al sito di un tuo cliente che ha un sito e-commerce.  Quale che sia il motivo, l’argomento del traffico è centrale. Come già evidenziato in altri articoli, iniziare a fare e-commerce oggi non è difficile, nel senso che sono pochi gli ostacoli che si incontrano nel creare e mandare online un sito di vendita.  Le difficoltà subentrano nel momento in cui, nella messa online, devono essere rispettati dei requisiti o si vuole raggiungere determinati risultati di vendita. Un fattore spesso sottovalutato, che ha nella realtà dei fatti un impatto significativo, è il traffico, ossia il numero di utenti che giornalmente navigano il tuo sito web alla ricerca di prodotti o servizi che possano rispondere alle loro necessità. Parlare di statistiche riguardo all’utilizzo di internet da parte delle persone, compresa la ricerca di prodotti o servizi, è ridondante. Probabilmente lo usi in questo modo e, guardandoti intorno, vedrai decine e decine di persone che stanno utilizzando il proprio smartphone per navigare online. Puoi pensare quindi a internet come a un oceano, nel vero senso della parola: è sconfinato, e nell’ambito e-commerce è necessario trovare il modo di attirare l’attenzione delle persone alle quali hai intenzione di vendere i tuoi prodotti. I comparatori di prezzo sono una delle fonti di traffico maggiormente utilizzate dagli utenti. Secondo alcune stime, almeno il 50% delle persone che acquistano regolarmente online visitano con regolarità i siti di comparazione. In questo articolo inizieremo a scalfire la superficie delle fonti di traffico (i comparatori di prezzo ovviamente non sono l’unica) e faremo un passaggio ulteriore verso la comprensione dei comparatori, entrando nel dettaglio di cosa sono, come funzionano e come è possibile integrarli in una completa strategia di digital marketing per e-commerce. Diversificazione delle fonti di traffico Prima di entrare nel dettaglio di quali siano e come funzionino le fonti di traffico, è doveroso parlare di diversificazione.  Già in altri articoli faccio menzione di questo concetto, ma ribadirlo è necessario per comprendere l’importanza di un business online solido, che dimostri una buona tenuta nel medio e lungo periodo. Per rappresentare in modo semplice e chiaro il concetto di diversificazione, si può fare riferimento al mercato azionario.  Gli investitori che puntano esclusivamente su una o poche azioni, anche se non ne sono consapevoli, si espongono a rischi maggiori rispetto a chi diversifica il proprio portafoglio titoli grazie a strategie bilanciate.  Questo non significa che il rendimento dei primi sarà necessariamente peggiore, ma semplicemente che si espongono a rischi più elevati. Anche per quanto riguarda il traffico verso un sito e-commerce, affidarsi solamente a Google o a un solo canale social per intercettare i propri clienti può comportare rischi specifici.  Vediamo insieme quali sono: Dipendenza da una singola fonte Il concetto di dipendenza è semplice: abbinarlo alle fonti di traffico significa che la quasi totalità del nostro traffico web proviene da una specifica fonte.  Per chi opera nel web da diverso tempo, questo pensiero provoca reazioni tutt’altro che piacevoli.  Affidarsi a una singola fonte di traffico espone infatti a diversi rischi, tra cui: – Possibile riduzione o quasi azzeramento del traffico: gli applicativi web sono regolati da algoritmi, ossia insieme di funzioni e regole che determinano quali pagine o prodotti debbano avere maggiore o minore visibilità.  Questi sistemi sono mutevoli e si aggiornano con frequenza. Ciò che funziona oggi potrebbe non andare bene domani, o perlomeno non rappresentare una garanzia di successo a lungo termine.  Ad esempio, se l’algoritmo che regola il posizionamento nel motore di ricerca Google subisce un cambiamento significativo, il traffico che ne deriva può subire un forte contraccolpo. BOX INFORMATIVO –  i Core Update di Google I Core Update sono aggiornamenti dell’algoritmo di Google che impattano in maniera profonda sul posizionamento delle pagine web. Gli e-commerce che basano la propria strategia di traffico sulla SEO e sulla visibilità nei motori di ricerca devono essere consapevoli di come gestire eventuali cambiamenti. Ecco alcuni dei Core Update più conosciuti che negli anni hanno influenzato la visibilità online di molti siti web: Google Panda (2011): questo aggiornamento si è concentrato sulla qualità dei contenuti, penalizzando i siti con contenuti duplicati, di bassa qualità o generici. Molti siti e-commerce che avevano descritto i prodotti con testi poco originali o copiati direttamente dai produttori hanno subito una perdita di visibilità. Google Penguin (2012 e successivi aggiornamenti): Penguin ha colpito i siti che utilizzavano pratiche di link building manipolative, come l’acquisto di link o l’uso di link spam. Gli e-commerce che avevano accumulato backlink di bassa qualità o non pertinenti sono stati fortemente penalizzati. Google Medic Update (2018): inizialmente focalizzato sui siti medici e legati alla salute, questo aggiornamento ha colpito anche gli e-commerce che trattano prodotti relativi al benessere e alla salute. L’aggiornamento ha dato priorità all’autorevolezza, alla fiducia e all’expertise (E-A-T), penalizzando i siti con informazioni non sufficientemente autorevoli.   – Violazione di policy o regolamenti non correttamente esplicitati: può sembrare strano e incredibile che grandi aziende multinazionali come Google, Facebook e altre grandi organizzazioni che dominano il mercato del web producano regolamenti che non sono sempre particolarmente chiari, ma purtroppo è così.  Non sono pochi i siti e-commerce che, inconsapevolmente, hanno violato norme poco chiare o vaghe, senza avere la possibilità di comprendere esattamente quale cavillo sia stato infranto.  In caso di violazioni rilevanti, l’intero canale può essere bloccato, con conseguente perdita di traffico e fatturato.   Panoramica delle fonti Fonti Primarie Le fonti primarie sono quelle che generano traffico e si differenziano dalle secondarie per il fatto che le

Traffico E-commerce: il ruolo dei Comparatori di Prezzo Leggi tutto »

KPI e miglioramento continuo delle campagne Google ADS

Click-Through Rate (CTR) Quality Score: l’indicatore dell’efficacia della tua campagna Convertion Rate / Tasso di conversione (CVR) Google ADS è una piattaforma estremamente versatile che permette ad aziende di qualsiasi dimensioni di creare campagne mirate a soddisfare le diverse esigenze aziendali, come ad esempio l’acquisizione di nuovi clienti o la promozione di un set di prodotti o di un prodotto specifico.  Le sue funzionalità sono molteplici, così come la sua complessità, il solo lancio della campagne non è quindi sufficiente a raggiungere gli obiettivi sperati. Il suo valore risiede anche nel monitoraggio dei risultati e nella raccolta dei dati, sui quali un buon advertiser può ottimizzare creatività, parole chiave e impostazioni generali della campagna pubblicitaria.  I KPI (o indicatori chiave di performance) sono degli strumenti che permettono di effettuare valutazioni dell’efficacia delle strategie attuate, delle campagne pubblicitarie e degli annunci creati, e quindi di apportare correzioni in modo rapido e tempestivo o effettuare test A/B per migliorare i risultati. Uno degli aspetti centrali di Google ADS che lo ha reso la piattaforma principale per chi vuole fare pubblicità online, è proprio la capacità di integrare raccolta e analisi dei dati con le diverse creatività. Questo punto di contatto permette di raggiungere risultati tangibili nel breve termine e di garantire che l’impatto sia sostenibile e scalabile anche nel medio e lungo termine. Ogni KPI offre infatti un’angolazione diversa delle strategie e degli elementi utilizzati per fare pubblicità, e la sua corretta interpretazione permette di assumere decisioni efficaci le quali, a differenza delle opinioni personali o delle intuizioni, hanno un riscontro concreto nel mondo esterno. In questo articolo potrai esplorare alcuni dei KPI più importanti del contesto e-commerce. Sicuramente sei già a conoscenza di questi argomenti ma consolidarli e ripeterli può far nascere nuove idee o dare forma concreta a pensieri e idee che fino a ieri erano solamente delle immagini nella tua mente.   Click-Through Rate (CTR) Il CTR è un rapporto che indica quando il tuo annuncio e le tue creatività siano gratuite al pubblico a cui lo stai mostrando. É una delle metriche più immediate e accessibili quando si tratta di valutare l’efficacia di una campagna Google Ads.  Questa metrica misura la percentuale di utenti che cliccano sul tuo annuncio rispetto al numero totale di impressioni, offrendo una panoramica preziosa su due aspetti cruciali: la pertinenza e il coinvolgimento Se il CTR è elevato (in genere il parametro di riferimento è un insieme annuncio o un insieme di annunci “concorrenti”) significa che l’annuncio ed il messaggio pubblicitario risuona ed è in linea con i tuoi potenziali clienti o prospect.  In termini ancora più specifici significa che il copy, le immagini ed il posizionamento dell’annuncio rappresentano quello che il tuo pubblico sta cercando, e questo è confortante se il tuo obiettivo è interessarli e spingerli a comprare uno dei tuoi prodotti. Viceversa, se il CTR è basso significa che non sta attirando l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Come già detto, alto o basso in relazione al CTR significa mettere a confronto due annunci per lo stesso pubblico, oppure anche modificare pubblico, ad esempio testando la stessa creatività in gruppi di annunci differenti. Strategie per migliorare il CTR L’ottimizzazione del CTR può avvenire agendo su diversi elementi delle tue campagne e queste sono alcune strategie che puoi attuare per raggiungere questo obiettivo: – Qualità del copy: cosa puoi fare per modificare il messaggio in modo che risulti chiaro, conciso e orientato a far capire al potenziale cliente che poi soddisfare un suo bisogno? Utilizzare parole pertinenti con le parole chiave o il target audience ed inserire CTA chiare sono elementi primari per annunci di ottima qualità. – Targeting efficace: il CTR può migliorare non solamente nel miglioramento di testi, formati e creatività, ma anche nella fase precedente, ossia la scelta del target. L’annuncio funziona se viene mostrato alle persone giusto. Se il targeting non è preciso infatti, si riduce la probabilità di ricevere dei clic rilevanti, il CTR si abbassa e questo è un campanello d’allarme su cui si deve intervenire prontamente. Dati demografici, interessi, parole chiave e comportamenti online sono tutti elementi su cui puoi agire per migliorare la pertinenza del target. – Testing A/B: sperimenta varianti del tuo annuncio modificando gli elementi di cui è composto, ossia titolo, copy o immagini. Queste varianti ti permettono di creare versioni dell’annuncio che le mettano a confronto, verificando quali elementi e relative combinazioni siano più efficaci. Il testing è un processo che non dovrebbe mai avere fine, nel senso che ogni volta che individui un vincitore dovresti subito effettuare nuove varianti.   – Aggiornamento e revisione delle Estensioni: le estensioni sono dei componenti che hanno un forte impatto nelle performance delle campagne Google. L’utilizzo professionale di questi asset permette di comunicare con maggiore efficacia con chi effettua le ricerche, aumentando al tempo stesso la qualità degli annunci e la probabilità che l’utente effettui la conversione.     Quality Score: l’indicatore dell’efficacia della tua campagna Il Quality Score è uno dei KPI più importanti, complessi e impattanti all’interno dell’ecosistema di Google ADS e delle campagne pubblicitarie online di cui è composto.  Rappresenta una valutazione generale e complessiva della pertinenza e della qualità dell’annuncio, delle parole chiave associate al gruppo di annunci e della pagina di destinazione in cui atterrerà l’utente dopo aver fatto click sull’annuncio.  L’influenza di questo punteggio è potente e riguarda diversi elementi, tra cui il posizionamento degli annunci nei risultati di ricerca ed il costo per clic (o CPC). Migliorare il punteggio qualità significa quindi ottenere più clic a parità di budget e posizionare l’annuncio più in alto nella pagina dei risultati di ricerca. Come viene calcolato il Punteggio Qualità? – Pertinenza delle parole chiave: Quanto bene le parole chiave selezionate corrispondono alle query di ricerca degli utenti. – Performance del CTR previsto: Google tiene conto del CTR atteso, basato su dati storici relativi a query simili e annunci analoghi. Un CTR elevato (discusso nella sezione precedente) è quindi fondamentale per ottenere un punteggio di qualità migliore. – Qualità

KPI e miglioramento continuo delle campagne Google ADS Leggi tutto »

Migliora il ROAS delle tue campagne Google ADS: Quali Prodotti Sponsorizzare?

alessandropieraccini-com - ecommerce manager - selezione prodotti google ads

Sponsorizzazione prodotti e dinamiche di Business KPI E-commerce: Tasso di Conversione, Costo per Click e Marginalità Come selezionare i prodotti da sponsorizzare Ottimizzare con Strumenti e App: Simprosys Google Shopping Feed Domande Guida Per molti imprenditori, e-commerce manager e advertiser, il tema delle sponsorizzazioni di prodotto è uno dei punti più importanti nella gestione dell’e-commerce (e se non è così, forse è il caso che comincino a pensarci con attenzione). Probabilmente anche tu ti trovi a fare pubblicità online con Google Ads, Bing Advertising, Business Manager di Meta o altri strumenti simili, e sicuramente ottenere un rendimento positivo è uno dei tuoi obiettivi principali. A questo proposito, c’è una buona e una cattiva notizia. La cattiva notizia è che non esiste un’unica attività da compiere per raggiungere magicamente gli obiettivi di marginalità e profitto che ti sei posto (a proposito, hai definito in modo specifico questi obiettivi?).  La buona notizia, invece, è che esiste un metodo con risultati di miglioramento praticamente certi, che, se eseguito correttamente, ti porterà a migliorare i risultati delle tue campagne pubblicitarie online, senza dover aumentare il budget pubblicitario. È davvero importante che tu comprenda il collegamento tra catalogo prodotti e sponsorizzazioni se vuoi vendere e guadagnare, cosa che, guarda caso, la maggior parte dei tuoi concorrenti non fa, o non fa correttamente. Sponsorizzazione prodotti e dinamiche di Business La differenza tra chi ha esperienza nella gestione di un e-commerce e chi invece ha solo studiato per diventare e-commerce manager, anche se approfonditamente, emerge quando si passa alle decisioni concrete riguardanti scelte di acquisto, vendita e processi di business.  Tra le attività che un e-commerce manager deve portare a termine, ci sono quelle direttamente collegate alle dinamiche online, come le modifiche o gli aggiornamenti al sito web o le strategie di email marketing, e quelle collegate al business imprenditoriale, come la gestione dei fornitori. In base al rapporto che si ha con i fornitori, si può accedere a benefici e privilegi che non tutti riescono a ottenere. Ti è mai capitato, ad esempio, di ricevere offerte di promozioni su stock con prezzi di acquisto particolarmente vantaggiosi se acquisti i prodotti a lotti o sopra una determinata quantità? Se sì, in questo caso una dinamica di business può influenzare la scelta dei prodotti da sponsorizzare: se hai decine, centinaia, se non migliaia di unità da vendere, sponsorizzarle su Google Ads è il primo passo. È irragionevole supporre il contrario. Per il resto dei casi, è importante riflettere con attenzione su diversi fattori quando sponsorizzi, o fai sponsorizzare dallo specialista di advertising, i tuoi prodotti online. Uno tra tutti è la marginalità dei prodotti, argomento principale di questo articolo riguardante le campagne di prodotto online. La marginalità è un concetto che, prima o poi, diventa centrale per tutti coloro che si sono avventurati nel viaggio dell’e-commerce e probabilmente, se stai leggendo questo articolo, anche tu ti sei trovato a riflettere su questo tema e ad analizzare le dashboard delle tue campagne alla ricerca di soluzioni e miglioramenti. Una classificazione particolarmente efficace per il tuo catalogo prodotti è quella relativa alla marginalità, ossia la differenza tra costo di vendita e costo di acquisto (ti consiglio, a questo proposito, di tenere in considerazione anche tutti i costi accessori, tra cui logistici, finanziari e ripartizione percentuale dei costi fissi della tua azienda). I prodotti che hanno una marginalità più alta sono i candidati perfetti per essere sponsorizzati, perché possono sostenere costi per click più alti e un numero maggiore di click necessari per la conversione, pur mantenendo un risultato economico positivo.  Ovviamente, al centro di tutti i ragionamenti su questo argomento, c’è la domanda del mercato, ossia la domanda: “I clienti sono interessati al tuo prodotto?”.  In questa sede ipotizziamo di rispondere positivamente, ma se non ti sei mai posto questa domanda e non sei sicuro che il tuo prodotto risponda in modo diretto a un bisogno dei tuoi clienti, ti consiglio di tornare alle basi e fare una bella analisi di mercato. Torniamo ai prodotti: diversamente da quelli ad alta marginalità, quelli che hanno una differenza bassa tra i due prezzi di riferimento non riescono a mantenere un utile dopo la vendita.  In questo caso, il mio consiglio è di vendere questi prodotti con modalità differenti, magari attraverso l’email marketing o con strategie di upsell e cross-sell, in modo che la vendita non venga aggravata da costi accessori come quelli pubblicitari. KPI E-commerce: Tasso di Conversione, Costo per Click e Marginalità Nel paragrafo precedente ho iniziato a presentarti alcuni KPI collegati a questo argomento e, nonostante la maggior parte dei manager e imprenditori ne parli, pochi si lasciano guidare dai KPI in modo efficace.  Nella mia visione, ogni azione migliorativa o correttiva in ambito e-commerce dovrebbe essere guidata dal KPI che quell’azione andrà a migliorare, e come questo miglioramento debba essere misurato è compito del manager e dell’imprenditore. In questo caso, collegato al tema della redditività dei prodotti, abbiamo, oltre al CPC e alla marginalità già menzionati, anche il tasso di conversione. Anche questo KPI è fondamentale, poiché misura la capacità di conversione del sito web e del prodotto. Perché ti parlo di questi KPI in un articolo nel quale ti suggerisco di ridurre il numero di prodotti da sponsorizzare su Google Ads e piattaforme analoghe?  Semplicemente perché queste metriche, combinate insieme, ti indicano quali prodotti è conveniente sponsorizzare. E la cosa rassicurante è che la matematica viene in tuo aiuto, non è una questione di opinioni. L’unica eccezione valida è che tu decida volontariamente di vendere senza utile o con leggera perdita. No, non sono impazzito: è una strategia di marketing ben definita quella di individuare delle esche a bassa marginalità per acquisire il contatto del cliente o portarlo a fare la prima vendita.  Se non ci hai mai riflettuto a riguardo, ti consiglio di prenderti del tempo per farlo. Ti faccio anche una domanda: i negozi di elettronica e tecnologia fanno più utile vendendo i prodotti di alto prezzo o gli accessori collegati? Adesso, però, è arrivato

Migliora il ROAS delle tue campagne Google ADS: Quali Prodotti Sponsorizzare? Leggi tutto »

E-commerce Manager e Miglioramento delle Performance – Piccoli o Grandi Cambiamenti?

alessandropieraccini-com - ecommerce manager e coaching - piccoli e grandi cambiamenti

Il Ruolo del Cambiamento nel Miglioramento delle Performance L’Approccio del Miglioramento Incrementale Applicare i Principi di Cambiamento Incrementale nell’E-commerce Il Coaching Come Strumento di Sviluppo per l’E-commerce Manager Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito Il Ruolo del Cambiamento nel Miglioramento delle Performance Uno dei vantaggi principali del coaching rispetto alla consulenza tradizionale è il focus sul cambiamento.  I risultati futuri sono veri e propri obiettivi verso cui tendere, rappresentando una meta che il coach, il quale può essere considerato una sorta di consulente, sprona il cliente (o coachee) a raggiungere.  Nell’ambito dell’e-commerce, il cliente potrebbe essere l’e-commerce manager o l’imprenditore, figure che possono trarre enormi benefici da sessioni di business coaching mirate al settore. Il cambiamento è spesso fonte di paura, sia per singole persone che per team di qualsiasi dimensione. La tendenza naturale è quella di mantenere lo status quo, soprattutto quando alcune delle performance attuali sono già positive.  Se un e-commerce vende, c’è il timore che cambiare qualcosa possa compromettere i risultati ottenuti, oltre al fatto che il cambiamento può causare stress tra coloro che sono coinvolti nei processi.  È importante ricordare, però, che non tutti i cambiamenti devono essere drastici o avere un impatto immediato e rilevante. L’Approccio del Miglioramento Incrementale Gli esperti di C.R.O. (Conversion Rate Optimization) e i consulenti di UX/UI sono noti per l’uso estensivo di test A/B, un metodo che consente di apportare piccoli cambiamenti e testare costantemente i risultati.  Autori e consulenti contemporanei hanno fatto del “miglioramento dell’1%” il loro mantra, dimostrando che grandi risultati possono essere raggiunti non necessariamente attraverso cambiamenti radicali, ma modificando un piccolo aspetto alla volta. Immagina una persona che torna a correre dopo un lungo infortunio.  All’inizio non può riprendere subito l’attività fisica intensa, ma deve cominciare gradualmente, camminando per brevi periodi, fino a riprendere pian piano a correre.  La stessa logica si applica al miglioramento di un e-commerce: attraverso piccoli aggiustamenti costanti, si può arrivare a migliorare significativamente le performance complessive. Questa è la filosofia alla base dei “Marginal Gains”, ovvero piccoli miglioramenti incrementali che, combinati tra loro, portano a progressi notevoli.  Tale approccio è sostenibile e crea un meccanismo di miglioramento continuo, cui individui e organizzazioni riescono ad adattarsi più facilmente rispetto a cambiamenti radicali. Applicare i Principi di Cambiamento Incrementale nell’E-commerce Per traslare questo concetto al mondo dell’e-commerce, è necessario collegarlo al coaching, che come abbiamo visto si focalizza sul cambiamento e sul raggiungimento di prestazioni future.  Gli obiettivi ben definiti, che devono rispettare specifici criteri, sono strettamente legati ai fattori di successo economico. Uno degli indicatori chiave di performance (KPI) più rilevanti nel contesto dell’e-commerce è il tasso di conversione, che misura la capacità di un sito di trasformare le visite in vendite, e quindi generare fatturato e profitto. Il tasso di conversione dipende da numerosi fattori, ognuno dei quali può essere migliorato singolarmente.  Anche un piccolo cambiamento, se sommato agli altri, può avere un impatto significativo sulle performance generali. Inoltre, il tasso di conversione va valutato rispetto al numero totale di visite. Quando il traffico aumenta, anche piccole modifiche possono generare grandi risultati.  Un altro aspetto cruciale è la riduzione dei costi operativi, come ad esempio quelli legati alla logistica, che in alcuni casi può rappresentare fino al 25% delle spese totali.  Un esempio pratico è l’uso di una macchina trinciacartone per riutilizzare l’imballaggio in ingresso, che può tradursi in un risparmio a lungo termine. Il Coaching Come Strumento di Sviluppo per l’E-commerce Manager Il ruolo del coach, lavorando a stretto contatto con e-commerce manager e imprenditori, si articola principalmente su quattro pilastri: Strategia di lungo termine: il coach aiuta a identificare piccole modifiche che, nel medio e lungo termine, apportano numerosi benefici. L’accento non viene posto su cambiamenti drastici, ma su continui aggiustamenti incrementali. Feedback costante: il secondo pilastro riguarda il feedback. Non tutto è quantificabile in termini numerici e alcuni cambiamenti sono invisibili. In questo caso è importante considerare feedback sia quantitativi che qualitativi, come ad esempio il livello di soddisfazione dei dipendenti. Monitoraggio dei KPI: per i cambiamenti misurabili è essenziale identificare i KPI pertinenti, come il numero di interazioni necessarie per l’assistenza clienti o il tempo impiegato per gestire i rimborsi. Cultura del cambiamento continuo: non si tratta di implementare un singolo cambiamento che stravolga la situazione, ma di apportare una serie di piccole modifiche che, sommate tra loro, portano a un miglioramento progressivo. Questo è il mindset che permette di attuare un processo di miglioramento continuo, applicabile a organizzazioni di tutte le dimensioni.   Image by freepik   <a href=”https://www.freepik.com/free-photo/change-word-wooden-background_4973642.htm#fromView=search&page=1&position=0&uuid=b43586f8-51f9-4410-8319-761fc35439d9″>Image by freepik</a> Questo articolo ti è utile se 1. Sei un e-commerce manager o imprenditore interessato a migliorare le performance del tuo sito. 2. Hai timore di apportare cambiamenti nel tuo e-commerce per paura di ridurre le vendite. 3. Vuoi conoscere l’importanza dei piccoli miglioramenti incrementali e come applicarli.  4. Desideri scoprire come un coach può aiutarti a ottimizzare le tue strategie di lungo termine. 5. Sei alla ricerca di metodi per ridurre i costi operativi senza compromettere la qualità del servizio. Domande Guida 1. Quali piccoli cambiamenti potresti implementare nel tuo e-commerce per migliorare il tasso di conversione? 2. Hai un sistema di feedback strutturato che ti permetta di valutare i progressi in modo quantitativo e qualitativo? 3. Quali KPI stai monitorando attualmente e quali dovresti considerare per valutare i risultati dei cambiamenti introdotti? 4. Come potrebbe un business coach aiutarti a identificare le aree critiche su cui intervenire per una crescita continua? 5. Stai implementando una filosofia di miglioramento incrementale nella tua gestione operativa quotidiana? 3 Consigli da applicare subito 1. Inizia con piccoli test A/B: sperimenta modifiche su elementi minori del tuo sito (come i colori dei pulsanti o i titoli delle pagine prodotto) per verificare quale approccio produce il miglior impatto sulle conversioni.2. Monitora attentamente i KPI rilevanti: concentrati su metriche chiave come il tasso di conversione, il tempo di gestione delle richieste di reso e il costo per spedizione per valutare il successo dei miglioramenti

E-commerce Manager e Miglioramento delle Performance – Piccoli o Grandi Cambiamenti? Leggi tutto »

E-commerce Manager e Psicologia del Consumatore – Comprendere i Propri Clienti

alessandropieraccini-com - ecommerce manager - psicologia del consumatore

La Complessità del Ruolo dell’E-commerce Manager Comprendere il Cliente e Sviluppare Fiducia Le Emozioni, il Vero Motore delle Decisioni di Acquisto Bias Cognitivi: Scorciatoie Mentali per Aumentare le Vendite Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito PDF e Scaricabili La Complessità del Ruolo dell’E-commerce Manager In numerosi articoli di questo blog ho evidenziato come oggi il ruolo dell’e-commerce manager sia particolarmente complesso.  Se da un lato gli strumenti tecnici hanno migliorato la vita di chi deve ottenere buone performance dal sito, dall’altro, l’interazione con i propri clienti è diventata molto più complicata.  La concorrenza è un fattore chiave in questo contesto, e l’aumento dei competitor in praticamente qualsiasi settore merceologico ha alzato notevolmente il livello della competizione. Prima dell’introduzione di sistemi SaaS come Shopify, le barriere tecnologiche rappresentavano un salvacondotto per chi aveva avuto la lungimiranza di acquisire le competenze tecniche necessarie per sviluppare un sito e-commerce.  Oggi praticamente chiunque può creare un sito di vendita, e chi arriva per ultimo beneficia delle tecnologie più recenti. Anche aspetti tecnici complessi, come il tracciamento degli Analytics, sono stati semplificati, trasformando l’implementazione di codici di tracciamento in una commodity. In questo scenario, l’e-commerce manager gioca un ruolo cruciale.  Nonostante la centralità di questa figura, è paradossale che oggi poche aziende e-commerce abbiano in organico un e-commerce manager sufficientemente preparato.  Tra quelle che lo hanno, molte relegano questo ruolo a funzioni di secondo piano, limitandone la portata operativa a semplici attività di data entry, o pretendendo che possa svolgere il lavoro di diversi professionisti del digital marketing. L’e-commerce manager dovrebbe essere considerato la punta di diamante dell’organico di un sito e-commerce e, nella visione ambiziosa di attribuire alla sua figura un ruolo di primo piano, deve essere messo al pari del Chief Marketing Officer (CMO), rispondendo direttamente all’imprenditore o al CEO dell’azienda.  Le sue competenze devono essere trasversali, permettendogli di comprendere le necessità del sito a 360 gradi, interfacciandosi con i professionisti verticali per ottimizzare i processi e raggiungere gli obiettivi.   Comprendere il Cliente e Sviluppare Fiducia Uno dei compiti principali di un e-commerce manager è capire chi sia il cliente ideale, quali siano i suoi bisogni e cosa possa spingerlo a fare un acquisto.  Questo processo può essere suddiviso in due fasi distinte: la prima consiste nell’ottenere la fiducia dei nuovi clienti, cioè coloro che non hanno mai acquistato prima; la seconda, è fare in modo che il cliente effettui acquisti successivi, possibilmente riducendo il tempo tra un acquisto e l’altro. Alcuni potrebbero obiettare che questo ruolo sia di competenza del marketing. In realtà, si traduce in modifiche, testi, elementi e funzionalità da introdurre nel sito web, ambito di competenza dell’e-commerce manager.  La psicologia del consumatore è quindi tra le competenze che questa figura deve possedere.  Sebbene ogni singolo elemento possa essere considerato separatamente, il risultato finale è il frutto dell’interazione di tutti questi fattori.  Per chi gestisce un e-commerce, la qualità dei prodotti, la competitività sul mercato e l’efficacia degli strumenti digitali sono elementi fondamentali, ma non sufficienti.  È il cliente a sostenere l’azienda: comprenderlo è il primo passo per raggiungere gli obiettivi di fatturato e migliorare gli altri indicatori economici.   Le Emozioni, il Vero Motore delle Decisioni di Acquisto Oggi, studiosi del comportamento dei consumatori e delle neuroscienze hanno risolto ogni dubbio riguardo al ruolo centrale che le emozioni svolgono nelle decisioni di acquisto.  Le emozioni non sono semplici elementi accessori, ma rappresentano l’elemento centrale.  La teoria economica ci aveva insegnato che le persone sono razionali nelle loro scelte, basandosi su un confronto tra prezzo, caratteristiche e convenienza.  É stato però dimostrato che sono le emozioni a guidare le nostre scelte, giustificate poi dal giudizio cognitivo. Le emozioni sono intrecciate con il processo decisionale umano: ogni scelta, anche quella apparentemente più razionale, ha un sottotesto emotivo.  Le recenti teorie psicologiche indicano che c’è sempre una combinazione tra aspetti cognitivi ed emotivi in ogni decisione. L’umore ha un ruolo decisivo nelle decisioni di acquisto e nella capacità o volontà di spendere.  Se ci sentiamo frustrati o confusi, tenderemo a non completare l’acquisto, e daremo maggiore peso alle frizioni che incontriamo. Anche nell’e-commerce le emozioni positive sono accostate a un aumento delle conversioni.  Creare esperienze che suscitino emozioni positive è un motore potente per aumentare le vendite.  Offrire piccoli regali inaspettati, come sconti o spedizioni gratuite, può gratificare l’utente, creare una connessione emotiva con il brand e migliorare la percezione del marchio.  Questo porta non solo all’acquisto immediato, ma anche a una maggiore fedeltà nel lungo termine. Ad esempio l’anticipazione di un nuovo prodotto o di un’offerta esclusiva può innescare un senso di desiderio nel consumatore, spingendolo ad agire subito. Strumenti come i countdown stimolano la curiosità e aumentano l’attesa. Per creare esperienze emozionanti, gli e-commerce possono utilizzare lo storytelling, che aiuta i consumatori a connettersi con il brand o con il prodotto.  Raccontare storie legate ai valori aziendali o alle esperienze dei clienti permette di creare un legame emotivo.  Anche il design del sito e i colori scelti hanno un ruolo centrale. Colori caldi come il rosso o l’arancione trasmettono energia e urgenza, mentre tonalità più fredde come il blu e il verde favoriscono tranquillità e sicurezza. Bias Cognitivi: Scorciatoie Mentali per Aumentare le Vendite I bias cognitivi sono scorciatoie mentali che le persone utilizzano per prendere decisioni.  Gli studiosi della psicologia dei consumatori, come Kahneman e Tversky, hanno dimostrato come questi bias possano influenzare fortemente le decisioni di acquisto.  Conoscerli è ormai essenziale per ogni e-commerce manager. Un esempio di bias è l’effetto ancoraggio. Le persone tendono a dare molto peso alla prima informazione ricevuta, che condiziona le decisioni successive. Ad esempio, quando vediamo il prezzo originale di un prodotto accanto a quello scontato, l’ancora del prezzo iniziale rende l’offerta più attraente. Anche nelle strategie di upselling e cross-selling, presentare prima il prodotto più costoso rende le alternative meno costose più desiderabili. Il bias di conferma si manifesta quando le persone cercano conferme alle proprie convinzioni. Nell’e-commerce, questo significa che un

E-commerce Manager e Psicologia del Consumatore – Comprendere i Propri Clienti Leggi tutto »

E-commerce e Carrello Abbandonati: perché non completano l’acquisto

alessandropieraccini-com - ecommerce coaching - motivi carrello abbandonato

Capire il Comportamento dei Clienti Trasparenza dei Costi Tempi di Consegna Pianificazione dell’Acquisto Questo articolo ti è utile se Domande Guida 3 Consigli da applicare subito Capire il Comportamento dei Clienti A conti fatti, un acquisto (o una vendita, dipende dal punto di vista) è un accordo che implica uno scambio di beni o servizi. È un processo semplice e lineare, legato all’analisi di bisogni, necessità e desideri.  Nessuno comprerebbe mai qualcosa di cui non ha bisogno o che non intende utilizzare, a meno che non sia particolarmente annoiato e non sappia cosa fare, ma anche quello è un bisogno.  Quando una persona deve scegliere quale prodotto acquistare e, soprattutto, dove farlo, mette in moto una serie infinita di processi mentali.  Potrebbe sbalordire il fatto che le nostre esperienze incidono radicalmente sui nostri comportamenti, anche in questo contesto.  Cosa ha un sito rispetto a un altro? Perché preferisco Amazon piuttosto che un e-commerce X?  Perché scarto l’e-commerce Y a favore di quello Z?  Queste domande rappresentano la base da cui partire, e un business coach professionista può aiutarti a comprendere per prendere decisioni e attuare cambiamenti nel tuo modo di fare e-commerce. Molte di queste domande vertono sulla fase finale del processo di acquisto, quella che riguarda il carrello e il checkout. Queste pagine sono centrali per il tasso di conversione del tuo sito e-commerce.  Fare test e modifiche con verifiche puntuali è essenziale per ottenere più vendite (o meno abbandoni).  Al momento in cui scrivo questo articolo, mi sono ad esempio reso conto di una modifica recente nella fase conclusiva da parte di Amazon.  Nonostante tutte le garanzie, infatti, il gigante dell’e-commerce ha sentito la necessità di rassicurare ulteriormente i propri clienti.  Ci sono quindi tante frizioni che noi, da interni, non percepiamo.  Vediamo il nostro e-commerce talmente tante volte che smettiamo di osservare e di chiederci come le persone potrebbero percepire i processi che imponiamo loro.  Abbiamo la speranza che quello che noi comprendiamo sia comprensibile anche per persone che non è detto abbiano i nostri stessi standard di pensiero. Header Amazon nella fase di Checkout Trasparenza dei Costi Una percentuale consistente di persone non completa l’acquisto perché, successivamente all’aggiunta del prodotto al carrello, si trovano a dover affrontare costi supplementari non preventivati.  Questi costi potrebbero essere effettivamente dei supplementi (ad esempio, le spese di spedizione) oppure dei costi mal esplicitati.  Mi riferisco, in questo secondo caso, alle tasse che in alcuni checkout vengono scomposte dal prezzo di vendita, creando confusione e aumentando la sensibilità al prezzo nell’acquirente.  È importante essere trasparenti in tutte le fasi, in modo che quando un cliente arriva alle fasi finali dell’acquisto non veda aumentare i costi che deve sostenere.  Per verificare questo punto, chiediti se hai reso chiari tutti i costi aggiuntivi (spedizione e tasse) che un utente dovrà sostenere. Valuta eventualmente di migliorare alcune condizioni, ad esempio offrendo le spedizioni gratuite a determinate condizioni, dopo l’aggiunta al carrello, in modo tale da sorprendere positivamente l’utente. Tempi di Consegna Un’altra trasparenza necessaria a diminuire l’abbandono del carrello nella fase finale dell’acquisto riguarda i tempi di consegna dei prodotti che il tuo potenziale cliente sta valutando di acquistare.  I tempi di consegna sono un elemento cruciale; il tempismo è tutto nella vita e spesso capita che le persone abbiano delle reali necessità.  Prendi ad esempio una persona interessata al benessere che ha introdotto l’assunzione di integratori alimentari naturali nella propria dieta.  Arrivando alla fine delle sue scorte, non può attendere svariati giorni per ricevere i nuovi integratori.  Oppure, se una persona deve fare un regalo, superare la data limite implicherebbe “l’ho comprato su internet ma arriverà in ritardo, appena me lo consegnano te lo porto…”, non proprio una bella figura. I tempi di consegna possono essere troppo lunghi a causa di procedure operative o della scelta del corriere o del suo servizio. Questi sono collegati ai tempi di cui tu necessiti per preparare la spedizione e consegnarla al corriere. In alcune zone, ad esempio, il corriere passa per i ritiri prima di mezzogiorno.  Questo significa che, rispetto ai concorrenti che possono effettuare la spedizione in giornata fino alle 4 del pomeriggio, partiresti svantaggiato.  L’altro elemento è la comunicazione coerente di questi tempi.  Può capitare infatti che le persone, come nel caso precedente della trasparenza dei costi, si trovino tempi diversi da quelli che si aspettavano e questo fatto semplicemente le indispettisce.  Comunica con coerenza e trasparenza i tempi necessari affinché il prodotto sia spedito e consegnato; in questo modo ridurrai al minimo l’incidenza di questa causa nell’abbandono dei carrelli e ti potrai concentrare su azioni realmente efficaci per recuperare degli acquisti che sono effettivamente recuperabili. Zalando – Tempi e Costi di Spedizione Pianificazione dell’Acquisto Per individuare queste cause, alle persone sono state rivolte delle domande e un buon numero di esse ha riferito che non portano a termine l’acquisto semplicemente perché non erano dall’inizio intenzionate a farlo.  Queste riferiscono infatti di aggiungere i prodotti al carrello per pianificare acquisti successivi, come se si trattasse effettivamente di una wishlist e non della fase finale dell’acquisto.  Anche in questo caso è utile identificare e isolare questa casistica, altrimenti potresti cercare di forzare un acquisto che non verrà comunque fatto.  Per ovviare a questo problema, valuta quanto la funzionalità wishlist è sviluppata nel tuo sito web.  Nella scheda prodotto è ben visibile l’icona? Hai indicato CTA come “salva per dopo” o simili, in modo che le persone si ritrovino nella propria area account una sezione composta da prodotti di loro interesse che stanno monitorando?  Puoi anche valutare eventuali automatismi, comunicazioni o workflow che puntino proprio a offrire condizioni vantaggiose per anticipare l’acquisto. Zalando – Wishlist in Vista Questo articolo ti è utile se 1. Stai gestendo un e-commerce e vuoi capire perché molti clienti non completano gli acquisti.2. Hai notato un alto tasso di carrelli abbandonati e vuoi identificare le cause principali.3. Sei alla ricerca di strategie pratiche per migliorare il tasso di conversione del tuo e-commerce.4. Vuoi conoscere le migliori pratiche per rendere il

E-commerce e Carrello Abbandonati: perché non completano l’acquisto Leggi tutto »

Tasso di Conversione e Homepage. 5 trucchi semplici

alessandropieraccini-com - ecommerce coaching - tasso di conversione & Homepage

Introduzione Tasso di Conversione e Homepage 1. Dichiara in modo semplice e chiaro cosa vende il sito​ 2. Spiega la tua proposta di valore​ 3. Localizza il tuo negozio in modo chiaro e specifico​ 4. Politiche di Spedizione e Reso in Homepage​ 5. Prodotti in Anteprima​ In altri articoli abbiamo visto come oggi chi si approccia al mondo del commercio online si trovi ad affrontare sfide e problemi legati alla marginalità del proprio sito e-commerce. A meno che non si tratti di un brand di fama nazionale e internazionale, vendere è tutt’altro che scontato e tanto meno lo è ottenere un margine positivo. Ti potrà sembrare strano, ma per la maggior parte degli e-commerce non è la vendita il problema, bensì il fatto che, alla fine dei conti, tolte tutte le spese, il commercialista ha delle critiche belle e buone per i risultati raggiunti. Specialmente per le aziende di distribuzione, l’aspetto della marginalità è concreto e guardando avanti non sembra che la cosa possa migliorare. Essere coscienti di queste problematiche è necessario per trovare le giuste motivazioni nel cercare ed impostare strategie vincenti per modelli di business con prodotti a bassa marginalità (inferiore al 50%). Uno degli elementi su cui lavorare è il tasso di conversione. Questa metrica, che misura la capacità del sito web di trasformare le visite in vendite, se migliorata abbatte indirettamente l’incidenza dei costi pubblicitari, voce che tutti gli e-commerce manager hanno imparato a temere. Questo avviene perché, salvo strumenti particolari o modalità di offerta non standard, per la pubblicità PPC il costo si sostiene a prescindere dall’avvenuta vendita. Quindi, se tu spendi 10€ di pubblicità e fai una vendita da 100€, la spesa in advertising incide per il 10%; se invece fai due vendite da 100€ (quindi per un totale di 200€), incide solo per il 5%. Per questo, aumentare il tasso di conversione è uno degli obiettivi che tutti gli imprenditori ed e-commerce manager devono avere. Tasso di Conversione e Homepage Il tasso di conversione è frutto di molti fattori. Il brand stesso, pur essendo un elemento intangibile, incide moltissimo. Chiunque faccia campagne pubblicitarie con Google sa benissimo che le parole chiave del brand sono quelle con il più alto tasso di conversione. Prezzo, offerta, disponibilità e tanti altri aspetti influiscono, inclusa l’homepage del sito web. Gli amanti delle statistiche avranno sicuramente notato che, salvo rare eccezioni, è la pagina più visitata del sito e che quasi tutti i visitatori finiscono per vederla. Già da questa pagina è possibile apportare migliorie per incrementare la percezione di professionalità e la propensione a fidarsi nell’utente che sta navigando il sito web, agendo su specifici elementi. 1. Dichiara in modo semplice e chiaro cosa vende il sito Le statistiche sono chiare: i tempi sono sempre più frenetici e le cose devono essere immediate. Le persone non hanno più tempo (o non vogliono trovarlo) per leggere e approfondire, se non per necessità impellenti. Far percepire subito cosa vende il sito web farà sì che la persona che atterra nell’homepage capisca in pochi secondi cosa offre, invogliandola a continuare a navigare per cercare i prodotti di cui ha bisogno. 2. Spiega la tua proposta di valore La proposta di valore è uno dei cavalli di battaglia di tutti gli strateghi del marketing. In linea di principio, deve rispondere a una domanda precisa: “Perché dovrei acquistare da te e non da un concorrente?”. Non preoccuparti, non è semplice rispondere a questa domanda; inizia con il pensare a quali sono i tuoi punti di forza e se rispecchiano la tua mission e vision aziendale. Una proposta di valore forte rimuoverà anche i dubbi più persistenti nelle persone che navigano il tuo e-commerce. 3. Localizza il tuo negozio in modo chiaro e specifico Molti e-commerce sottovalutano l’importanza di creare un filo logico tra traffico acquisito e contenuti del sito. Nello specifico, alcuni offrono prodotti in lingue diverse da quella del paese da cui stanno acquisendo il traffico. Prova a pensare se acquisteresti in un sito che propone contenuti in una lingua differente dall’italiano, mentre stai facendo una navigazione in italiano! L’aspetto delle vendite multilingua è cruciale ed è sempre meglio ricordarsi di offrire una navigazione fluida e coerente. 4. Politiche di Spedizione e Reso in Homepage Alcuni e-commerce si dimenticano (o non ci pensano proprio) di inserire le politiche di spedizione e reso anche nelle schede prodotto, molti non lo fanno in homepage. Abbiamo però visto prima che la maggior parte delle persone vede l’homepage. Questo significa che specificando in essa quelle informazioni, raggiungerai efficacemente la maggior parte delle persone che navigano sul tuo sito, con benefici reali sul tuo tasso di conversione. 5. Prodotti in Anteprima Amazon ha fatto della personalizzazione della sua homepage il suo cavallo di battaglia. Ogni utente vede una pagina differente e raramente non troverà un libro o un prodotto tecnologico di suo interesse. Raggiungere i livelli tecnici di Amazon è prerogativa di poche aziende al mondo, tuttavia puoi cercare plugin o app che possano personalizzare la navigazione degli utenti, oppure aggiornarla frequentemente con prodotti aggiunti di recente e offerte a scadenza per creare dinamismo nella navigazione.     Approfondimenti sul Tasso di Conversione Tutte le Categorie Tasso di Conversione Tasso di Conversione e Homepage. 5 trucchi semplici Introduzione Tasso di Conversione e Homepage 1. Dichiara in modo semplice e chiaro cosa vende il sito​ 2. Spiega la… Risorsa Gratuita ROAS ai minimi storici e costo per click alle stelle! Come rimediare con 3 semplici consigli! Introduzione Perché le performance stanno diminuendo? Quali performance misurare e dati di riferimento del 2024. Come si può rimediare con… Risorsa Gratuita 2X Tasso di conversione per le tue schede prodotto. Introduzione Cos’è la Scheda Prodotto? Quali sono gli elementi della Scheda Prodotto? Alcuni di questi elementi devono creare fiducia! Consigli… Risorsa Gratuita Approfondimenti sul Tasso di Conversione Tasso di Conversione e Homepage. 5 trucchi semplici Introduzione Tasso di Conversione e Homepage 1. Dichiara in modo semplice e chiaro cosa vende il sito​ 2. Spiega la… Risorsa Gratuita ROAS ai

Tasso di Conversione e Homepage. 5 trucchi semplici Leggi tutto »

ROAS ai minimi storici e costo per click alle stelle! Come rimediare con 3 semplici consigli!

alessandropieraccini-com - roi in caso cpc aumento 3 semplici consigli

Introduzione Perché le performance stanno diminuendo? Quali performance misurare e dati di riferimento del 2024. Come si può rimediare con azioni a breve termine? Chiunque oggi faccia advertising e si occupi di digital marketing applicato al mondo dell’e-commerce da almeno quattro o cinque anni ha sicuramente assistito a un fenomeno che ha lentamente eroso i margini di guadagno delle vendite generate dai canali digitali. Le cause possono essere molteplici e le ho trattate in altri articoli riguardanti la gestione degli ec-ommerce. Sicuramente una di queste è stata la riduzione delle barriere all’ingresso nei vari settori per quanto riguarda la vendita online.  La tecnologia stessa, che fino a qualche anno fa rappresentava un problema, oggi grazie a sistemi come Shopify è alla portata anche delle realtà più piccole. Per non parlare del graduale aumento dell’utilizzo dei sistemi e degli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale.  Chiunque faccia pubblicità con Google ADS da qualche anno ha vissuto una graduale diminuzione delle azioni possibili a favore di strategie di offerte e di targeting automatizzate. Nell’ambito e-commerce, ad esempio, le vecchie campagne shopping che prima erano ottimizzabili in molti modi, oggi sono una campagna residuale in buona parte dei settori, a favore di un utilizzo sempre più primario delle campagne Performance Max. Ciò detto, sicuramente l’approccio migliore è guardare al modello di business dell’e-commerce come a un precursore delle innovazioni tecnologiche e dell’utilizzo di strumenti come la realtà aumentata per diventare parte integrante di un cambiamento che non sembra avere il minimo interesse a rallentare. Ho letto ultimamente un post di un consulente di fama nazionale nel quale indicava queste tecnologie come ancora lontane dal loro utilizzo nella maggior parte degli e-commerce.  Ho sorriso a questa ingenuità, cercando di vedere in essa una visione poco lungimirante piuttosto che un modo per cercare di continuare ad alimentare la propria figura di consulente in un settore che presto sconvolgerà le regole a cui adesso è vincolato. Perché le performance stanno diminuendo? Come abbiamo appena visto, le cause sono molteplici: dall’aumento dei concorrenti in praticamente tutti i settori della vendita online, all’abbattimento delle barriere tecnologiche, fino all’aumento spropositato delle start-up che offrono servizi legati a piattaforme web.  Credo sia inverosimile individuare un’unica causa. È vero, però, che nella quasi totalità dei settori le performance stanno diminuendo. I consulenti delle aziende a forte carattere online dicono che è dovuto al fatto che non puntano sul retail. Viceversa, a chi non ha ancora un’attività online ben sviluppata viene consigliato di investire nel digitale.  Non che queste cose non siano vere, ma credo che una causa sia invece brutalmente sottovalutata. Oggi è semplice accedere a informazioni di qualità e trasmettere messaggi di fiducia e rassicurazione, portando imprenditori e manager frettolosi a far ricoprire ruoli centrali a persone che non sono ancora pienamente in grado di prendere determinati tipi di decisioni.  Questa non è una critica nei confronti di questi ultimi, ma una constatazione che la frenesia con cui vengono prese determinate decisioni porta con sé ripercussioni importanti nei bilanci aziendali o per la riuscita di un progetto. Tra gli effetti di questa situazione troviamo una scarsa cura dei dettagli.  Tutto è lecito e non esistono dogmi, ma ci sono attività di base che portano grandi risultati senza la necessità di dover fare test su test, con conseguente aumento dei costi per l’acquisizione di know-how di alta qualità. Quali performance misurare e dati di riferimento del 2024. Immagino tu sia pienamente confidente con il concetto di KPI, ma qualche parola in più su queste non può che fare bene. Sono un fautore del concetto che non tutto possa essere misurato con i numeri, sarebbe come cercare di spiegare con fredde equazioni matematiche sentimenti ed emozioni.  Sono un fan indiscusso di ciò che sentiamo senza spiegare un perché, o del fatto che abbiamo fede che qualcosa accada senza una ragione particolare. Questa fede deve poi essere accompagnata da azioni concrete che trovano il loro fondamento in ragionamenti razionali e complessi.  Le KPI cercano di dare forma a questi ragionamenti razionali. Diventa quindi necessario cercare quanto più possibile di individuare degli indicatori che siano in grado di raccontare la realtà, i risultati e le performance di un’iniziativa. Nel mondo degli e-commerce e delle attività online in generale, il ROI (ritorno sugli investimenti), è uno dei principali. Con questa metrica siamo in grado di capire quanto i nostri investimenti in pubblicità producano in termini di ricavi. Facciamo un esempio numerico: se compro un prodotto a 10€ e lo vendo a 30€, l’utile di vendita sarà ovviamente di 20€. Considerando che su 30€ di ricavo vengono calcolate commissioni di pagamento, costo di gestione degli ordini e tutta una serie di altre spese, in realtà ci resta in tasca molto meno di 20€. Considera che nel modello di business della rivendita e della distribuzione, in alcuni settori merceologici si arriva intorno al 25%-30% di marginalità, il che significa che dei 30€ di ricavi, l’utile si riduce a 7€-9€.  Con questi numeri, il ROI pubblicitario deve raggiungere percentuali importanti, almeno l’800%, per far sì che la pubblicità produca un risultato economico positivo grazie alla vendita del prodotto. Secondo alcune recenti statistiche, negli ultimi due anni il ROI è diminuito di un range percentuale che va dal 10% al 35%, e la cosa che ci deve far riflettere è che questa tendenza non sembra accennare a diminuire. La seconda metrica di cui ti voglio parlare in questo articolo e che sembra anch’essa destinata a capitolare verso un’escalation incontrollata è il costo per clic.  Gli esperti di Google ADS e degli strumenti di advertising basati sul PPC hanno un rapporto di amore-odio con questa metrica. Misura esattamente quello che dice il nome (per la cronaca l’acronimo è CPC).  Viene da sé che se il costo per clic di un settore sta aumentando, a parità di budget, il numero di clic che ricevi verso il sito web diminuisce di conseguenza.  Anche in questo caso, statistiche impietose parlano di peggioramenti a riguardo dal 17% al 25% in soli due anni.  Quindi se

ROAS ai minimi storici e costo per click alle stelle! Come rimediare con 3 semplici consigli! Leggi tutto »

2X Tasso di conversione per le tue schede prodotto.

Schede Prodotto Vincenti: 2X

Introduzione Cos’è la Scheda Prodotto? Quali sono gli elementi della Scheda Prodotto? Alcuni di questi elementi devono creare fiducia! Consigli (NON) pratici! Oggi il mondo va veloce; il numero di informazioni a cui siamo sottoposti si è moltiplicato in modo esponenziale e questo condiziona indirettamente anche la velocità con la quale tecnologie, know-how e strumenti si aggiornano. Il ciclo di vita di un applicativo, ad esempio, è molto più breve e per restare sul mercato si devono continuamente aggiornare inserendo nuove funzionalità o effettuando upgrade per quelle esistenti. A questo si aggiunge il fatto che anche il numero di applicativi concorrenti è aumentato; il leader di mercato oggi può restare tranquillo forse per qualche mese, oppure può diventare leader senza neppure saperlo e perdere quella condizione, ignorando totalmente il passaggio. Questa premessa “negativa” ha lo scopo di far nascere una domanda: quando è conveniente concentrarsi su nuovi applicativi, sperimentare nuove funzionalità o consolidare il know-how attuale? In questo articolo voglio parlare di schede prodotto, non è forse attuale continuare a curarne gli aspetti per aumentare il numero di vendite del proprio e-commerce? Poco tempo fa sono venuto a conoscenza delle “tre M”, ossia Men, Money, Minutes, che indicano le risorse: le persone a disposizione, il budget che puoi investire e il tempo disponibile. Quanto di queste M puoi dedicare a migliorare l’esistente e quanto invece a cercare di sostituirlo con soluzioni più innovative ed efficaci? Aiutarti a rispondere a queste domande è compito del Coach. Nel frattempo, per migliorare ciò che abbiamo a disposizione, possiamo dedicare le nostre attenzioni alla scheda prodotto. Anche piccoli miglioramenti in questa pagina web possono portare grandi risultati in termini di conversioni e conseguentemente in tutte le metriche collegate; per strizzare l’occhio agli amanti del controllo di gestione, migliorare di pochi punti percentuali il conversion rate significa abbattere l’incidenza dei costi pubblicitari e recuperare utile che alla fine dell’esercizio può trasformare il risultato economico da rosso a verde. Cos’è la Scheda Prodotto? Secondo una visione superficiale e materialista, la scheda prodotto è una semplice pagina web di un sito e-commerce che presenta un prodotto e ne promuove la vendita. Se però vogliamo dare a questa pagina una rappresentazione più profonda, possiamo considerarla come un punto di contatto tra domanda e offerta, ossia tra ciò di cui una persona ha bisogno e ciò che tu vuoi offrire. Rappresenta una scelta che poni alla persona che sta navigando il sito, è come se tu le dicessi: “Ciao, questo prodotto è giusto per te, acquistalo e risolverai i tuoi problemi.” Per dire questo devi metterti il cappello del venditore e confezionare la pagina nel modo corretto per motivare la tua affermazione. Considera inoltre che una persona potrebbe anche non conoscerti. Se, ad esempio, navigando su Google atterrasse direttamente sulla tua pagina prodotto, non vedrebbe né l’home page del tuo sito né la tua pagina social. Questo significa in termini pratici che, anche se ci sono in generale tanti aspetti su cui lavorare, i dettagli e la struttura ben formata della pagina Quali sono gli elementi della Scheda Prodotto? Gli elementi di una pagina prodotto sono tutte le cose che condividi con chi naviga il tuo sito (ed anche quelle che non condividi) e quindi quelle che vede e su cui si può costruire un’idea di quello che lo potrebbe aspettare. Questi elementi servono quindi a specificare: 1. a chi è destinato il prodotto;2. a chi non è destinato questo prodotto;3. quali sono i benefici del suo utilizzo;4. quali sono le caratteristiche tecniche;4. cosa ne pensano altre persone che hanno bisogni e necessità simili a quelli del tuo cliente. Per fare questo è quindi necessario che indichi con chiarezza alcune informazioni e asset: 1. Immagini e Video;2. Descrizioni Dettagliate;3. Specifiche Tecniche;4. Prezzo e Disponibilità;5. Recensioni e Valutazioni;5. Opzioni di Acquisto;6. Politiche di Reso e Garanzia. Le immagini parlano da sole e, come ben sappiamo, un’immagine vale più di mille parole. Cura dei dettagli, professionalità, qualità: ogni tipo di caratteristica può essere ben trasmessa da un’inquadratura artistica e da una strumentazione fotografica professionale. I video, invece, sono le nuove immagini. Oggi praticamente tutte le persone passano molto del proprio tempo guardando video su vari social network.  Per quanto questo possa portare con sé numerose riflessioni, è un dato di fatto e su questo in parte ci dobbiamo basare per impostare una strategia di marketing vincente per un e-commerce.  Un video ben strutturato può fare la differenza per quanto riguarda la capacità di conversione di una scheda prodotto. Le descrizioni e le specifiche tecniche richiedono capacità di sintesi, padronanza delle tecniche di copywriting e avere ben chiaro chi è la persona realmente interessata al proprio prodotto.  Molti gestori di e-commerce oggi si concentrano interamente sul prodotto e sulle caratteristiche tecniche del sito, dimenticando (o ignorando) l’importanza dello studio del proprio mercato, dei bisogni delle persone, delle loro paure, aspettative e in generale di tutto l’insieme di emozioni che nella realtà dei fatti sono il vero motore dell’acquisto.  Gli economisti ci hanno fatto credere che le persone fossero delle macchine che soppesano costi e benefici quando in realtà decidiamo con il cuore. Alcuni di questi elementi devono creare fiducia! Secondo alcune statistiche, oltre il 95% delle persone che acquistano online leggono le recensioni. Questo a meno che non conoscano il sito e abbiano già fatto acquisti in passato.  Immagino che, anche se non hai mai acquistato su Amazon, tu lo conosca e conosca almeno una persona che ci acquista regolarmente. Molto probabilmente, chi acquista su Amazon è disposto a pagare anche qualcosa in più rispetto ad altri siti, semplicemente perché lo conosce, ha fiducia nelle sue politiche di reso, non ha dubbi che i dati della sua carta non verranno sottratti e se questo dovesse accadere, riuscirebbe a recuperare i fondi sottratti! Quando una persona acquista online, a meno che non abbia un rapporto forte e diretto con il brand, ha sempre un minimo di timore; molte persone, ad esempio, utilizzano carte prepagate per non usare la propria carta di credito,

2X Tasso di conversione per le tue schede prodotto. Leggi tutto »